Ma ai lavoratori Over 40 disoccupati chi ci pensa?

Ma ai lavoratori Over 40 disoccupati chi ci pensa? "Per partecipare pienamente alla vita economica, sociale, culturale e per godere di un tenore di vit Ma ai lavoratori Over 40 disoccupati chi ci pensa?
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Alla cortese attenzione del
Presidente della Repubblica Italiana
Dott. Giorgio Napolitano
Palazzo del Quirinale
Piazza

Quirinale
00187 ROMA


Giusto e sacrosanto pensare al futuro dei giovani. Per ora nessuno! Si sente parlare sempre più spesso della drammatica situazione della disoccupazione giovanile, che raggiunge cifre proibitive di circa il 27% e alla quale occorre trovare una soluzione. Già dalla fine del 2010 il Presidente della Repubblica ha evidenziato il fenomeno nel suo discorso alla nazione del 31 dicembre, anche se probabilmente influenzato dagli accadimenti del dicembre 2010 a Roma cui si doveva dare una risposta “politica” per dire che la nazione è sensibile alle manifestazioni di protesta dei giovani, e l’ha ripetuto in diverse occasioni anche nel corso del 2011. A tale denuncia, drammaticamente e indiscutibilmente reale, sono poi seguite altre denunce da parte di tutte le forze politiche parlamentari ed extraparlamentari. Ciò dimostra la grande sensibilità al tema del futuro di questa classe di cittadini e soprattutto che è necessario trovare risorse da dedicare alla soluzione di problemi sociali. Senza nulla togliere a queste affermazioni e alla presa di coscienza del loro peso e gravità, è necessario evidenziare alcune riflessioni che toccano da vicino anche altri segmenti della popolazione lavorativa, come i lavoratori Over 40 espulsi dal mondo del lavoro, fenomeno presente da molti anni (se ne parla dal 2002) e acuito dall’attuale crisi economica. Essi meritano altrettanta espressiva attenzione poiché la perdita di lavoro in età matura frena il sostegno ai giovani limitando le loro speranze nel futuro. Focalizzare l’attenzione solo sui giovani rischia di essere pura demagogia perché ci si ferma ai dati percentuali del fenomeno, indubbiamente reali e drammatici. Se al contrario si ha il coraggio di approfondire l’analisi indagando sui valori assoluti (dati ISTAT), e cioè le teste di chi soffre il problema della disoccupazione, ci si accorge che la dimensione del fenomeno disoccupazione dei lavoratori maturi è costantemente superiore a quella della classe dei giovani (classe15/24 anni), fino alla soglia dei 54 anni, con l'aggravante che gli Over 40 devono appunto sostenere i giovani e spessi gli anziani genitori. L’enfatizzare quindi, solo, il problema dei giovani, la dimensione della disoccupazione, la preoccupazione per il loro futuro, il richiamo alla classe politica di ricercare soluzione, sminuisce, anzi nasconde l’altrettanto grande problema: la mancanza di lavoro e di futuro per i lavoratori maturi Over 40 che hanno avuto la sfortuna di essere espulsi per diverse ragioni dal mondo del lavoro e che esso, rifiuta di re-inserire. La classe politica e le parti sociali, tranne alcuni provvedimenti sporadici e non strutturali, si sono dimenticate di questi lavoratori precari e/o disoccupati Over 40 (lavoratori maturi) che sono circa 1,5 milioni di persone in Italia nel 2010 (comprendendo gli “scoraggiati”), in paradossale e costante aumento, più della crescita della disoccupazione giovanile ma con effetti molto più dirompenti rispetto ai giovani. Se questi ultimi non hanno una prospettiva futura, i primi hanno un problema immediato e reale con ovvie conseguenze drammatiche sul futuro non solo loro, ma di tutta la loro famiglia. Infatti, un lavoratore Over 40 che trova difficoltà nel reinserimento nel modo del lavoro, a causa di stereotipi legati all’età o per mancanza d’incentivi all’assunzione (non è vero, perché ci sono e spesso sono dimenticati, sia dalle istituzioni sia dalle aziende, che dagli intermediari), propaga gli effetti negativi oltre che a se stessi, anche ai discendenti, e agli ascendenti. Ai figli l’effetto negativo si traduce in un mancato sostegno alla continuazione degli studi o all’inizio dell’attività lavorativa e in definitiva un freno alle loro speranze future. A se stessi, la problematica si manifesta nella difficoltà di mantenimento della famiglia per superare la condizione di precarietà che vivono e nella difficoltà di mantenimento degli impegni economici assunti in precedenza come ad esempio il pagamento dei mutui. Agli ascendenti l’effetto negativo comporta il mancato sostegno di cura alle persone anziane sia in termini di presenza personale, che economico (non si hanno più i mezzi per l’aiuto di una collaboratrice familiare, oppure i mezzi per l’acquisto di farmaci o altro necessario per la cura). Se poi a essere colpito è il genere femminile o le coppie separate, la cosa diventa ancora più grave. In definitiva nascondere il problema del reinserimento degli Over 40 o comunque non pensando a una sua soluzione temporanea e/o definitiva, comporta effetti sociali ed economici ben più pesanti della mancanza di lavoro e di futuro per i giovani. Mentre per questi ultimi il problema, è proiettato al futuro anche se limitato alla singola persona, per gli Over 40 il problema immediato e diffuso a tutto l’ambito familiare. Si può dire che per ogni disoccupato Over 40 le conseguenze si propagano ad almeno 3 o 4 persone della famiglia. Questa considerazione non deve essere interpretata come una difesa di classe all’insegna di una lotta generazionale;
al contrario è indice di una solidarietà intergenerazionale che si muova in modo bidirezionale: cosa possono dare i giovani agli anziani in termini di approccio alle nuove tecnologie e idee e cosa possono dare gli anziani (o meglio dire i lavoratori maturi) ai giovani in termini di esperienza. E' un tema che fra l’altro sarà oggetto dell’anno europeo 2012 dedicato all’Active Ageing e alla solidarietà intergenerazionale. Questa presa di posizione è un grido di allarme per invitare la classe politica a meditare sulle scelte da fare, a non lasciarsi condizionare dai problemi del momento e a pensare a una soluzione che possa soddisfare le attese dei cittadini. Sarebbe anche opportuno che questo “grido di dolore” non appariscente ma sotterraneo degli Over 40 sia considerato in tutta la sua entità e gravità e valutato in misura identica alla considerazione e al peso che è data ai problemi dei giovani. Nel nord dell’Europa il problema è all’attenzione da parecchi anni e si sono già percorse strade di soluzione. Si deve evitare anche, che il tema della disoccupazione in età matura diventi un fenomeno di moda cui rispondere con discorsi in parte condivisi o di circostanza, ma che conduca ad atti concreti proponendo e sviluppando soluzioni operative che scaturiscono dall’esperienza, per dare speranza a chi vive la logorante dimensione non lavorativa. Cosimo Rega

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