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ddlab ddlab un brand di moda gentile, inclusiva che ha rispetto del valore del tempo.

20/10/2026

Prima dei costumi di Romeo e Giulietta, c’è stato un pomeriggio a cui tengo molto.

Ho tenuto un laboratorio di pittura su tessuto con i ragazzi della compagnia di Eloiseloro con cui sto lavorando allo spettacolo.

Avevo confezionato per loro dodici t-shirt in jersey di cotone, morbide e semplici, volutamente senza rifiniture: dovevano essere una tela da riempire, non un capo già finito.

Poi ho chiesto loro una cosa sola: provare a portarci sopra un’immagine, un’emozione, una sensazione che non riuscivano ad esprimere a parole. E ognuno ha dipinto qualcosa di sé, a modo suo. Vederli lavorare così è stato uno di quei momenti che non si dimenticano.

Per me un abito è esattamente questo: un modo di raccontare chi sei, anche quando le parole non bastano. Ecco perché da quel pomeriggio è nato tutto il resto.

Nei prossimi contenuti vi porto dentro il progetto dei costumi.

sartoriale

19/10/2026

Quando Francesca è arrivata in atelier per il suo corsetto, era convinta di una cosa: che un capo così non fosse fatto per lei.

Me lo ha raccontato con le sue parole. Aveva attraversato un’operazione importante, e con essa cicatrici, fastidi, una diversa percezione del proprio corpo.

“Mai avrei pensato di poter indossare qualcosa di così generoso nel mostrare”, mi ha detto. “E mai avrei pensato che sarebbe stato comodo.”

Il nostro lavoro è partito da lì: da lei, da come voleva sentirsi, da cosa la metteva a disagio e da cosa invece desiderava. Abbiamo alzato la scollatura dove serviva, calibrato le proporzioni sul suo corpo reale, costruito il corsetto perché fosse comodo davvero e giusto per quello che cercava.

Alla fine Francesca ha indossato qualcosa che non credeva possibile. Ed è questo, per me, il senso più profondo del su misura: costruire un vestito che somigli alla persona, esattamente com’è.

ateliermilano

Quando ho iniziato a lavorare a questo progetto mi sono resa conto che il primo ostacolo non era immaginare come vestire...
14/10/2026

Quando ho iniziato a lavorare a questo progetto mi sono resa conto che il primo ostacolo non era immaginare come vestire Romeo e Giulietta.

Era riuscire a smettere di vederli come li avevo sempre visti.
Perché alcuni personaggi arrivano fino a noi con un guardaroba già pronto. Li abbiamo incontrati nei libri, nei dipinti, al cinema, a teatro.

Abbiamo costruito un immaginario talmente forte che sembra quasi impossibile separarli da certe forme, certi colori, certe atmosfere.

Ma questa volta la storia cambia tono. E quindi anche il costume deve cambiare prospettiva.

È una delle cose che trovo più interessanti di questo progetto: un costume non serve semplicemente a collocare un personaggio in un’epoca. Deve aiutare a raccontare chi è quel personaggio in quella specifica storia.

Per questo sono partita dal copione, dai movimenti, dalle personalità e dalle relazioni. Solo dopo sono arrivati i bozzetti, i tessuti, le forme.

E più ci lavoro, più mi accorgo che il processo non è poi così distante da quello che succede ogni giorno in atelier.
Anche lì potrei partire da un vestito.

Preferisco partire da chi dovrà indossarlo.
Con Romeo e Giulietta sto facendo la stessa cosa. Solo che questa volta posso permettermi di inventare un po’ di più.

E non vedo l’ora di farvi vedere dove ci porterà.

Sono appena tornata da due giorni a Silvia Incontra, e ho bisogno di raccontarveli, perché mi sono rimasti addosso.Sono ...
12/10/2026

Sono appena tornata da due giorni a Silvia Incontra, e ho bisogno di raccontarveli, perché mi sono rimasti addosso.

Sono venute donne da Bergamo, da fuori Milano, solo per conoscermi di persona. In tante mi seguivate da tempo, ma soltanto da lontano, e incontrarvi davvero, potervi mettere un tessuto tra le mani, è stata tutt’altra cosa.

C’è un incontro, in particolare, che non dimentico. Una signora venuta da Genova mi ha detto: “Ti seguo dall’inizio, ed è bellissimo vedere la tua evoluzione”.

Poi ha aggiunto una frase che continuo a ripensare: “Fai cose stupende, ma io vivo in un paesino, non avrei occasione di metterle, mi resterebbero nell’armadio”. Lì per lì le ho sorriso, ma ci ho pensato a lungo.

È vero, il contesto conta. Però non credo che debba limitare il tuo modo di essere: per vivere bene, certe volte, ci vuole un po’ di coraggio. Anche solo quello di indossare, dove vivi, un capo che ti somiglia.

In tanti, in quei giorni, si sono fermati per lo stesso motivo: toccare i tessuti, guardare le finiture, capire che dietro ddLab c’è una vera realtà sartoriale, cucita in Italia. È la cosa che attraverso uno schermo faccio più fatica a trasmettere, e che da vicino si capisce in un attimo.

Alla fine quello che mi porto a casa sono le persone, le facce, le conversazioni. Grazie a chi è venuto a trovarmi in Via Tortona. Ci vediamo presto, magari in atelier.

sartoriale

Ci sono tessuti che arrivano in atelier prima ancora che esista un’idea precisa di cosa diventeranno.Sono stati comprati...
09/10/2026

Ci sono tessuti che arrivano in atelier prima ancora che esista un’idea precisa di cosa diventeranno.

Sono stati comprati durante un viaggio, trovati in un cassetto, ricevuti in regalo. A volte appartenevano a una mamma o a una nonna e sono rimasti lì per anni, in attesa dell’occasione giusta.
Quando qualcuno mi dice “il tessuto lo porto io”, quindi, sono sempre molto curiosa.

Poi entra in gioco il mio mestiere.
Perché un tessuto può essere bellissimo, prezioso, importante per chi lo possiede, ma questo non significa che possa diventare qualsiasi cosa.

Ogni materiale ha un suo comportamento: c’è quello che cade e quello che sostiene, quello che accompagna il movimento e quello che costruisce una forma. E ci sono anche limiti molto concreti, come la quantità disponibile.

Per me lavorare con un tessuto che qualcuno conserva da tempo significa anche avere questa responsabilità: non usarlo a tutti i costi, ma capire quale progetto può davvero rendergli giustizia.

A volte l’idea con cui si entra in atelier funziona perfettamente. Altre volte cambia completamente.

Ed è forse proprio lì che comincia la parte più interessante: non chiedersi soltanto “cosa vorrei farne?”, ma anche “cosa può diventare questo tessuto?”

Se ne hai uno nell’armadio da anni e continui a pensare “prima o poi…”, puoi portarmelo.
Partiamo da lì.

La parola “semplice” mi piace molto. Ma credo che, quando parliamo di vestiti, la usiamo spesso nel modo sbagliato.Sempl...
07/10/2026

La parola “semplice” mi piace molto. Ma credo che, quando parliamo di vestiti, la usiamo spesso nel modo sbagliato.

Semplice non è necessariamente qualcosa che richiede meno tempo, meno competenza o meno lavoro. Anzi, in sartoria può succedere esattamente il contrario.

Più una linea è pulita, più ogni scelta diventa evidente. Non hai un ricamo che distrae lo sguardo, un volume importante che diventa protagonista, un dettaglio spettacolare a cui affidarti. Rimangono il taglio, le proporzioni, il tessuto e il modo in cui tutto questo incontra il corpo.
E lì non puoi barare.

Forse è anche per questo che amo così tanto certi capi apparentemente essenziali. Perché dietro quella sensazione del “sembra così naturale” spesso ci sono ore di lavoro, prove, correzioni e, ancora prima, anni passati a imparare a riconoscere quando una linea funziona e quando invece c’è qualcosa che non torna.

La semplicità, quando è fatta bene, ha una caratteristica bellissima: non ti mostra tutta la fatica che è servita per raggiungerla.

Ti lascia vedere solo ciò che era necessario.
E forse è proprio questo il suo lusso.

— Donatella
ddLab Moda Gentile | Atelier sartoriale a Milano, Via Lario 11

Il 10 e l’11 ottobre sarò al Silvia Incontra, alla Torneria Tortona in Via Tortona 32, per la quarantaduesima edizione. ...
05/10/2026

Il 10 e l’11 ottobre sarò al Silvia Incontra, alla Torneria Tortona in Via Tortona 32, per la quarantaduesima edizione.

È un evento di due giorni in cui si ritrovano nello stesso posto piccoli marchi che lavorano davvero in Italia: dai gioielli, all’abbigliamento, ai pigiami in seta, alla ceramica. Si arriva da tutta Italia per raccontare il proprio lavoro di persona, e si può anche acquistare lì.

L’anno scorso è stata una delle occasioni in cui ho parlato di più con chi ancora non mi conosceva. Senza lo schermo e senza la vetrina in mezzo, puoi sentire un tessuto tra le dita, chiedermi perché una manica è costruita in un certo modo, provare un capo e dirmi che su di te non funziona.

A me serve tanto quanto a chi entra in atelier.
Porto soprattutto i capi nuovi di questa stagione: i pantaloni e la giacca Irma, il blazer Lavinia, la maglia Alessandra in jersey di cashmere, i pantaloni Carola e Brenda, le gonne Daphne, la gonna Izumi.

E porto i cappotti Aurora e Angelica, che dal vivo non avete ancora visto. Sono i capi che rispondono meglio alla domanda che mi fanno tutte la prima volta che ci incontriamo: come funziona davvero un capo ddLab addosso.

Via Tortona è la strada del Fuorisalone, la strada della Fashion Week e ci si arriva facilmente anche senza macchina. Se vivete a Milano, è mezza giornata ben spesa; se venite da fuori per il weekend, il sabato dà più tempo.

Sabato 10 ottobre, dalle 10:00 alle 19:30
Domenica 11 ottobre, dalle 10:00 alle 18:00
Ingresso libero.

Se avete intenzione di passare, scrivetemelo nei commenti o in direct. E se c’è un capo che vorreste vedere dal vivo, ditemelo entro mercoledì: lo metto in valigia.

Avevo pochi scampoli di fresco lana nero e di tulle 3D floreale nero. Troppo poco per costruire un capo intero, troppo b...
02/10/2026

Avevo pochi scampoli di fresco lana nero e di tulle 3D floreale nero.

Troppo poco per costruire un capo intero, troppo belli per lasciarli in un cassetto. La scelta comoda sarebbe stata metterli da parte; io ho preferito farne il cuore del progetto.

Costruire un abito da sera partendo da una quantità di tessuto già chiusa è una delle cose più difficili di questo mestiere. Non parti dall’idea per poi cercare la stoffa: parti da ciò che hai, contato al centimetro, e disegni ogni linea perché nulla vada perso.

Il fresco lana costruisce la parte più fluida e pulita; il tulle floreale apre il corpetto e ritorna sul fondo come una cornice, così lo stesso materiale lega tutto il capo e ciò che era un avanzo diventa la sua parte più riconoscibile.

Come sempre, la cura più grande è quella che non si vede: le cuciture sono chiuse a mano con uno sbieco di raso nero. Daphne prende nome e ispirazione dalle gonne Daphne, e nella costruzione parte dal modello Alba.

A volte è un limite a insegnarti a progettare meglio, e ciò che stava per essere messo da parte diventa un abito da sera. È questo, per me, il lusso vero: non la quantità di materia, ma il tempo e il pensiero di chi sceglie di non sprecarla.

Certi progetti arrivano in atelier come una semplice richiesta, e piano piano diventano una storia. Il primo abito da sp...
30/09/2026

Certi progetti arrivano in atelier come una semplice richiesta, e piano piano diventano una storia.

Il primo abito da sposa firmato ddLab è nato così, da una mail di Alessandra che mi raccontava del suo matrimonio: un rifugio di montagna, a 2500 metri.

Già da lì ho capito che il bianco non c’entrava niente. Era un secondo matrimonio, in alta quota, e serviva un capo che potesse viverci davvero, in mezzo al vento e alla luce forte della montagna, mentre si cammina sui sentieri.

Così, invece di un abito unico, ne è nato uno fatto di quattro pezzi pensati per combinarsi tra loro: i pantaloni Roberta per stare comoda e sicura, la gonna Selvaggia aperta sul davanti che si muove quando cammini, la mantella Medusa che ripara dal fresco, e una maglia gioiello su misura in tulle ricamato 3D, per avere un po’ di luce vicino al viso.

Il bello è che quei pezzi si tolgono e si aggiungono: lo stesso completo cambiava con la giornata, diventando più coperto o più leggero a seconda del momento.

Anche sul colore siamo andate a sentire lei, non la regola: la sua armocromia è una palette Estate Soft, tutta di toni freddi e polverosi, quelli che la illuminano per come è, senza travestirla. Non doveva sembrare “una sposa”.
Doveva sembrare Alessandra.

Poi c’è tutto quello che di solito non si vede: la consulenza, la tela di prova, il cartamodello, tre prove in atelier. Ogni passaggio non serve solo a sistemare un orlo, ma a sentire come cade la stoffa e come sta la persona dentro l’abito.

E c’è la cosa a cui tengo di più: questo abito non è finito in una scatola dopo il matrimonio. Separati, quei pezzi tornano a vivere nel guardaroba di tutti i giorni, ed è forse il suo lusso più vero: non un vestito per un giorno solo, ma capi costruiti per restare nella vita di chi li sceglie. Perché in fondo ddLab è tutta qui: fare abiti che non ti chiedono di diventare un’altra, ma di somigliare di più a te.

Ho visto la sfilata Prada per la primavera-estate 2027, quella costruita tutta intorno alla gonna, e mi è rimasta in tes...
28/09/2026

Ho visto la sfilata Prada per la primavera-estate 2027, quella costruita tutta intorno alla gonna, e mi è rimasta in testa.

Forse è solo una coincidenza. Ma vedere un’intera collezione dedicata a questo capo, proprio in questo momento, mi ha fatto pensare.

La collezione si intitola “The Skirt” e non mette in scena la gonna come simbolo unico di femminilità: la scompone e la ricostruisce in tantissime forme, ognuna con un carattere suo. Miuccia Prada e Raf Simons la raccontano come un capo di libertà, dove da una regola all’apparenza rigida, una sola tipologia di capo, nasce la possibilità di essere molte donne diverse.

Non voglio farne una lettura politica, né attribuire a nessuno intenzioni che non posso conoscere. Mi interessa un’altra cosa. Per secoli i vestiti, quelli femminili in particolare, sono stati anche un modo per dire a una donna come “doveva” essere.

Qui succede quasi il rovescio: un unico capo diventa tante possibilità, e non prescrive un unico modello.

È esattamente l’idea che sta dietro ddLab. Un abito non dovrebbe raccontarti chi devi essere, ma lasciare spazio alla persona che sei. Forse la libertà, anche nel vestire, comincia proprio qui: quando un capo smette di dirti chi devi essere e inizia a chiederti chi vuoi essere.

moda ateliermilano

Indirizzo

Via Lario 17
Milano
20159

Orario di apertura

Lunedì 10:00 - 18:00
Martedì 10:00 - 18:00
Mercoledì 10:00 - 18:00
Giovedì 10:00 - 18:00
Venerdì 10:00 - 18:00

Telefono

+393493832712

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