I love green inspiration by Marinella Rauso

I love green inspiration by Marinella Rauso design & fashion blog - zine

Ho un rapporto di amore e odio con le tende.La verità è che le amo.Le fotografo continuamente: immobili, gonfiate dal ve...
04/09/2026

Ho un rapporto di amore e odio con le tende.

La verità è che le amo.

Le fotografo continuamente: immobili, gonfiate dal vento, pesantissime o così leggere da lasciare intravedere quello che c’è dietro.

Mi piacciono lunghe fino a terra, meglio ancora se con qualche centimetro di troppo. Mi piacciono quelle che filtrano appena la luce e quelle che, una volta chiuse, fanno sparire il mondo fuori.

E sì, mi piacciono persino quelle ricamate, un po’ démodé, che sembrano messe lì da mia nonna e insieme a loro fanno quasi materializzare l’odore del sugo della domenica.

Eppure a casa mia le tende ci sono in una sola stanza.

Ci sono finestre che con una tenda diventano più belle, più intime, più morbide.
E altre che preferisco lasciare completamente n**e.

Forse è proprio questo il mio rapporto con le tende:
le amo abbastanza da sapere quando non metterle.

In Giappone esiste un’idea della vita molto diversa dalla nostra: il vuoto non è necessariamente qualcosa da riempire.Un...
03/09/2026

In Giappone esiste un’idea della vita molto diversa dalla nostra: il vuoto non è necessariamente qualcosa da riempire.
Un modo di pensare che possiamo portare nelle case.

Abbiamo fretta di finirle.
Di comprare quel mobile che manca.
Di riempire quella parete vuota.
Di sostituire ciò che porta i segni del tempo.
Di decidere subito come dovrà essere ogni stanza.

E invece una casa può anche rimanere un po’ in sospeso.

Il vuoto non è ciò che manca a una casa.
È lo spazio che lasciamo perché possa ancora succedere qualcosa

Ho un piccolo problema con i comodini: quasi mai mi piacciono.Preferisco pensare a cosa serve davvero accanto a un letto...
02/09/2026

Ho un piccolo problema con i comodini: quasi mai mi piacciono.

Preferisco pensare a cosa serve davvero accanto a un letto. Un libro, una lampada, un bicchiere d’acqua. E poi trovare il modo più semplice — o più inaspettato — per appoggiarli.

Una mensola integrata nella testata, un tavolino leggero, un cubo, uno sgabello, una nicchia, un piano che continua dalla parete.

Negli anni ne ho progettati alcuni e fotografati moltissimi in case e hotel in giro per il mondo.

Ne ho raccolti ben 20 qui.

Perché a volte il comodino migliore è quello che non sembra un comodino. O che lo è, e basta. Ah, per ora niente cilindri di kartel.

Helsinki ruota parecchio intorno ad Alvar Aalto. E, dopo aver visto casa sua, vorrei vedere.Qui ha vissuto e lavorato co...
30/08/2026

Helsinki ruota parecchio intorno ad Alvar Aalto. E, dopo aver visto casa sua, vorrei vedere.

Qui ha vissuto e lavorato con Aino, tra legno, piante, oggetti e finestre che fanno entrare il paesaggio senza bisogno di gigantesche vetrate.

La luce cambia, si appoggia sulle superfici, entra nelle stanze. Forse Aalto aveva capito soprattutto questo: una casa non deve colpire. Deve far stare bene.

Poi c’è il pianoforte di Aino. E nel silenzio sembra quasi di sentirla ancora suonare.

Non ci si può sedere praticamente da nessuna parte. Tranne su uno di quegli sgabelli che qualcuno potrebbe liquidare con: “vabbè, ormai li trovi anche da Ikea”.

Non proprio.

«La mia arte nasce da allucinazioni che solo io posso vedere. Traduco le allucinazioni e le immagini ossessive che mi af...
27/08/2026

«La mia arte nasce da allucinazioni che solo io posso vedere. Traduco le allucinazioni e le immagini ossessive che mi affliggono in sculture e dipinti.»

Yayoi Kusama ha trasformato ciò che vedeva solo lei in qualcosa che oggi riconosciamo tutti.

I punti.
Le ripetizioni.
Le zucche.
Gli spazi infiniti.

Ha preso un’ossessione privata e ne ha fatto un linguaggio universale.

Forse è anche questo che fa l’arte: rende visibile agli altri qualcosa che, fino a quel momento, esisteva soltanto dentro qualcuno.

Yayoi Kusama, 1929–2026. Io l’amavo.

Sono stata a casa 48 ore e ho dipinto il camino di verde.Il bianco non funzionava più da quando il verde mi era rimasto ...
25/08/2026

Sono stata a casa 48 ore e ho dipinto il camino di verde.

Il bianco non funzionava più da quando il verde mi era rimasto addosso, come succede con certi colori che continui a vedere anche quando non ci stai pensando.

Dai boschi della Finlandia agli interni nordici, minimalisti ma sofisticati e caldi. Quel verde continuava a tornare.

E poi c’erano gli oggetti. Il vaso di Aalto trovato di seconda mano, le candele, i libri, quel cuscino arancio. Sembravano tutti chiedermi la stessa cosa: di portare quel verde nella stanza.

Il verde era già lì, in qualche modo. Dovevo solo metterlo nel posto giusto.

E alla fine non ho cambiato quasi niente. Ma è cambiato tutto.

Nell’ultima foto, com’era 48 ore prima

Sono stata a casa 48 h e ho dipinto il camino di verde.Dentro c’è un po’ del verde che mi è rimasto addosso nelle ultime...
24/08/2026

Sono stata a casa 48 h e ho dipinto il camino di verde.

Dentro c’è un po’ del verde che mi è rimasto addosso nelle ultime settimane. Quello dei boschi, quello del mare, quello della casa di Alvar Aalto. E forse quello di tutte le cose che ho guardato, fotografato e portato con me.

Alla fine funziona così: mescoli tutto e qualcosa, prima o poi, finisce in quello che progetti.

Poi vi spiego.

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