24/07/2026
Questa alice é per Alice,
che ha descritto il mio lavoro cosi:
In un'epoca, dal Novecento in poi, in cui l'arte ha progressivamente privilegiato l'aspetto concettuale, il pensiero che genera l'opera stessa, spesso a scapito della manualità, il lavoro di Elena Ciarrocchi compie un gesto controcorrente. Qui la mano non è un semplice mezzo, ma il cuore stesso dell'opera. La perizia tecnica, il tempo lungo dell'esecuzione, la pazienza e la cura non sono elementi neutri né secondari, sono valori in sé, portatori di senso. Quando l'artigianato raggiunge il suo massimo grado di consapevolezza e raffinatezza, si trasforma in arte, senza bisogno di giustificazioni ulteriori.
I soggetti ricamati sono animali marini, polipi, acciughe, totani. Figure che emergono da fondi scuri, illuminate dai fili d'oro e d'argento che ne definiscono le forme. Il mare, da cui questi animali provengono, è sempre, è da sempre simbolo di profondità, di abisso, di ciò che sfugge alla piena conoscenza. È il luogo dell'origine del mistero, emblema dell'insondabile. Ogni creatura ricamata sembra una luce che affiora dal buio, un'apparizione silenziosa che porta con sé l'enigma della vita. Non si può pensare ad un pesce senza pensare al mare, e quel mare non è soltanto uno spazio naturale, ma una metafora potente della vita stessa, del suo carattere misterioso. Quel mistero che, anche se razionalmente è biologico, rimane divino. Il mare di cui siamo fatti, che ci abita ancora e di cui continuiamo ad essere portatori dopo migliaia di anni.
Elena Ciarrocchi dice che si tratta "solo di pesci". Ma, punto dopo punto, filo dopo filo, ciò che prende forma davanti ai nostri occhi è qualcosa di più profondo, è un paziente ricamo della vita stessa.
L' anciôa