09/09/2022
Piomba il silenzio. Una calma mortale. Un abisso collettivo. Nelle strade, sui treni, alla Bbc. Squillano i cellulari. Tutti si chinano. Si fermano. Per leggere la notizia, per rispetto. Il Regno Unito diventa uno scoglio di dolore. Per una volta, qui in Inghilterra, ci si guarda negli occhi tra estranei. “Really?”. “You serious?”. Gli occhi della nazione si gonfiano. Qualcuno inizia a piangere. Altri portano i fiori al Palazzo e a Balmoral. E come si fa a non lacrimare, se mentre Elisabetta II spirava dopo 96 anni di vita leggendaria, un arcobaleno avvolge Buckingham Palace, nell’istante in cui cambia la Storia?
Tante lacrime, siamo inglesi. Perché l’amavano tutti. Ogni generazione, ogni classe sociale, ogni politico, escluso qualche repubblicano. Ma l’inevitabile notizia, cui qualcuno ancora non crede perché la Regina è stata l’unica e sola della sua vita, alla fine è arrivata. Addio “Lilibeth”, come ti chiamava nonno Giorgio V quando da piccina storpiavi il tuo nome. Che ora, come sulla lapide di John Keats, è rimasto inciso nell’acqua e nella Storia. Te ne sei andata con quel tuo sorriso favoloso e irresistibile, come l’ultima volta che ti abbiamo visto, due giorni fa. Quando la sovrana, che fino a ieri aveva regnato più a lungo di tutti tra i viventi, ha dato commiato al mondo, mentre stringeva la sua mano livida alla nuova prima ministra britannica Liz Truss. La quindicesima della sua reggenza, in primis Winston Churchill.
L'articolo completo di Antonello Guerrera su Repubblica