19/10/2026
Sopralluoghi e gestualità perdute
Nel restauro conservativo il sopralluogo deve arrivare a una comprensione del manufatto pressoché totale. Un lavoro complesso, che richiede di ricostruire tipologie costruttive e immaginare gestualità perdute.
Come veniva raccolta la neve? Come arrivava l’acqua nell’edificio? Che peso avevano le vesti? Come entrava la luce da aperture così piccole? Conoscere un illustre proprietario cinquecentesco e comprenderne le richieste, così diverse da quelle moderne. Leggere Francesco di Giorgio Martini, i suoi nodi da sciogliere, i limiti costruttivi, le invenzioni di macchine fantastiche. Ritrovare nel costruito la forma antropomorfa, la misura che era quella dell’uomo, le proporzioni.
Sono domande lontane, che richiedono competenze storiche, archeologiche, architettoniche e un confronto continuo tra professionisti e con la Soprintendenza.
Gli edifici hanno diverse vite. Ampliamenti, demolizioni, manufatti aggiunti nel tempo lasciano tracce e cicatrici. Si avanzano ipotesi, si rivedono, si discute, anche animatamente.
Poi c’è la materia. Che colore ha quel mattone? Che pasta? Quanta pozzolana aggiungere all’impasto delle malte perché abbia la cromia giusta? Le risposte si cercano attraverso prove e campionature.
L’intervento successivo deve essere sincero (visibile), ma amico dell’esistente.