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Foodiverso La voce di chi produce il cibo sano

04/11/2026

Gli scioperi hanno fatto aumentare le vendite di ortofrutta nei supermercati (dati Nielsen):
siamo irrecuperabili!!!

IL GRANO VA LISCIO, NON COME L’OLIOOltre 450 quintali di olio finiscono sotto sequestro in Toscana. É una notizia di poc...
03/11/2026

IL GRANO VA LISCIO, NON COME L’OLIO
Oltre 450 quintali di olio finiscono sotto sequestro in Toscana. É una notizia di pochi giorni fa, che sottolinea il grande impegno dei controlli, che vengono effettuati su questo prodotto. Sul grano, invece, sembra vigere una singolare immunità: attraversa porti, frontiere e mercati senza che si abbia notizia di un solo chilo bloccato.
A pensar male…

LA PASTA SI FA CON L’ACQUA. LA NARRAZIONE PUREUna spericolata operazione di marketing: spostare l’attenzione dal grano a...
02/11/2026

LA PASTA SI FA CON L’ACQUA. LA NARRAZIONE PURE
Una spericolata operazione di marketing: spostare l’attenzione dal grano all’acqua.
Approfittando della partnership con “Luna Rossa”, Garofalo compie un’operazione che lascia perplessi.
L’acqua è poetica, evocativa, identitaria. Il grano, invece, rischia di fare domande scomode: da dove viene?
E così, mentre il grano (di Garofalo) viaggia dall’estero, l’acqua ci racconta chi siamo.
Un capolavoro di comunicazione: far parlare l’acqua per non parlare del grano.

FINALMENTE! A MONTALTO DI CASTRO IL GOVERNO FERMA IL FOTOVOLTAICO SELVAGGIO. Il Consiglio dei ministri stoppa 6 progetti...
02/11/2026

FINALMENTE! A MONTALTO DI CASTRO IL GOVERNO FERMA IL FOTOVOLTAICO SELVAGGIO.
Il Consiglio dei ministri stoppa 6 progetti di impianti nella , , tra cui il Querciolare, l’impianto fotovoltaico da 77,69 MW previsto a Montalto di Castro. Una decisione che restituisce dignità alla tutela del paesaggio, del patrimonio archeologico e dell’identità dei territori e per una volta di chi ci governa.
Se il questa volta ride, la continua ad affogare in un mare di pannelli. Una delle peggiori compagini governative che l'Isola ricordi (e ne abbiamo avute di disastrose), minaccia, con la sua dabbenaggine e probabilmente con altro, campagne, paesaggi e aree di interesse storiche, che rischiano di trasformare la transizione energetica in una gigantesca operazione di speculazione.
Ci viene da pensare che in Sicilia gli esaminatori dei progetti siano meno avidi e si accontentino di quattro spiccioli.
Una provocazione, naturalmente. Ma quando altrove si trovano ragioni per fermare certi progetti e qui si fatica a farlo, qualche domanda è inevitabile.
Le energie sono necessarie. La devastazione del , invece, non è una transizione: è una resa.

Fonte: https://www.corrierediviterbo.it/politica/rinnovabili-il-consiglio-dei-ministri-stoppa-6-progetti-di-impianti-nella-tuscia/

LA V***A CINISARA E UN UOMO CHE HA SCELTO DI NON ARRENDERSI.A Piana degli Albanesi, tra i paesaggi aspri e generosi dell...
01/11/2026

LA V***A CINISARA E UN UOMO CHE HA SCELTO DI NON ARRENDERSI.
A Piana degli Albanesi, tra i paesaggi aspri e generosi della Sicilia, c’è un luogo dove la storia non è soltanto memoria, ma continua a vivere.
È l’azienda di Giovanni Scalora, allevatore di vacche Cinisare e produttore di palermitano biologico. Un’azienda che ha persino fatto da scenario ad alcune scene de Il Gattopardo, quasi che quei luoghi fossero destinati a custodire un pezzo dell’identità siciliana.
Ma il vero protagonista di questa storia non è il cinema.
È Giovanni.
Uomo di cultura, profondamente legato alla sua terra, che ha scelto di dedicare il proprio lavoro alla salvaguardia della v***a Cinisara, una razza autoctona oggi a rischio estinzione. Una scelta che significa custodire biodiversità, paesaggio, saperi antichi e un patrimonio zootecnico che rischia di scomparire sotto il peso di un’agricoltura sempre più omologata.
suo caciocavallo palermitano biologico non è soltanto un formaggio. È il risultato di un rapporto autentico tra animale, territorio e uomo. È il sapore di una Sicilia che non ha bisogno di inventarsi una tradizione, perché la tradizione la vive ogni giorno.
Visitare la sua azienda significa incontrare questa storia da vicino. Conoscere gli animali, ascoltare chi li alleva, scoprire come nasce un prodotto che porta con sé molto più di un’etichetta.
Perché dietro certi formaggi c’è un mondo che merita di essere conosciuto.
E dietro certi uomini, una Sicilia che vale la pena di incontrare.
Andate a trovare Giovanni Scalora. Assaggiate il suo caciocavallo. E lasciatevi raccontare una storia che, a differenza del Gattopardo, non appartiene al passato: è una storia che qualcuno sta ancora lottando per tenere viva.

IL PANE A 4 EURO? LA DOMANDA È UN’ALTRA.Una recente polemica sta montando sul prezzo del pane, che molti ritengono sprop...
31/10/2026

IL PANE A 4 EURO? LA DOMANDA È UN’ALTRA.
Una recente polemica sta montando sul prezzo del pane, che molti ritengono sproporzionato rispetto a quello del grano. Il confronto tra il prezzo del grano e quello del pane può essere fuorviante. È vero: tra la granella e il prodotto finito ci sono molitura, energia, lavoro, trasporti, affitti e una lunga serie di costi che non possono essere ignorati.
I panificatori non sono industrie. Sono spesso imprese artigiane che affrontano bollette pesanti, margini sempre più compressi e una crescente difficoltà nel trovare persone disposte a imparare e svolgere questo mestiere.
Ma proprio per questo, forse, dovremmo ribaltare la domanda.
Non soltanto: perché il pane costa 4 euro al chilo?
Piuttosto: perché il grano, materia prima essenziale di una delle principali produzioni alimentari del Paese, viene remunerato appena 20 centesimi al chilo?
E se dobbiamo interrogarci sulle anomalie dei prezzi, è davvero più scandaloso un pane artigianale a 4 euro al chilo o una pasta venduta a 2 euro? O, ancora, farine di alcune marche che raggiungono e superano 1,50 euro al chilo, mentre il grano continua a essere pagato una frazione di quel valore?
Non si tratta di stabilire chi abbia ragione e chi torto. Né di negare il diritto dei consumatori a prezzi accessibili.
Si tratta di comprendere come sia possibile che il valore di un alimento essenziale venga riconosciuto in maniera tanto diseguale a chi lo coltiva, lo trasforma e lo porta sulle nostre tavole.
Il problema non è scegliere tra il pane caro e il grano svenduto. È una filiera che rischia di rendere insostenibili entrambi.
Perché il cibo non può costare troppo a chi lo compra e troppo poco a chi lo produce.

Fonte: https://www.catanianews.it/assipan-catania-il-confronto-grano-pane-e-fuorviante-il-prezzo-del-pane-ha-piu-costi/

30/10/2026

Prossima fermata: solo pesce d’allevamento. Pescare é diventato insostenibile

TIMILÌA: IL GRANO ANTICO CHE GUARDA AL FUTUROLa Timilìa (Tumminia) è un’antica varietà di frumento duro legata alla trad...
29/10/2026

TIMILÌA: IL GRANO ANTICO CHE GUARDA AL FUTURO
La Timilìa (Tumminia) è un’antica varietà di frumento duro legata alla tradizione cerealicola siciliana. Il suo interesse non è soltanto storico e culturale: la ricerca scientifica ne sta approfondendo le potenzialità nutrizionali e agronomiche, anche in relazione alle esigenze di un’agricoltura più attenta all’ .
Uno studio recente (Masciarelli, E.; Casorri, L.; Di Luigi, M.; Beni, C.; Cichelli, A. (2027). The Marzuolo (Timilia), an Ancient Variety of Durum Wheat for Sustainable Agriculture. In: Advances
in Science, Technology and Innovation, pp. 635–640. DOI: 10.1007/978-3-032-16581-7_143) evidenzia un profilo nutrizionale interessante, caratterizzato dalla presenza di fibre, vitamine, minerali e composti antiossidanti, tra cui polifenoli e flavonoidi. Gli studi esaminati segnalano inoltre un contenuto di inferiore rispetto a quello di alcuni frumenti moderni, pur senza che questo, ovviamente, renda la Timilìa adatta alle persone affette da celiachia.
Sul piano agronomico, questa varietà può essere coltivata in sistemi biologici ed estensivi con un impiego ridotto, o in determinate condizioni nullo, di prodotti fitosanitari e fertilizzanti sintetici. La
sua valorizzazione può quindi contribuire alla diversificazione delle colture, alla conservazione
della agricola e alla riduzione degli impatti ambientali, con possibili benefici anche per
la salute degli operatori agricoli.
La richiama inoltre possibili effetti favorevoli del consumo sui parametri legati allo stress ossidativo, alla e al metabolismo lipidico.
Recuperare e valorizzare la Timilìa non significa guardare nostalgicamente al passato, ma riconoscere il valore delle risorse genetiche locali e investire in sistemi agricoli capaci di coniugare qualità alimentare, tutela della biodiversità e sostenibilità

TELETHON, PER FAVORE UN PÓ PIÙ DI ATTENZIONE Tra gli scaffali di un supermercato ci è capitato di imbatterci in una conf...
28/10/2026

TELETHON, PER FAVORE UN PÓ PIÙ DI ATTENZIONE
Tra gli scaffali di un supermercato ci è capitato di imbatterci in una confezione di noci che vengono vendute a “sostegno di Telethon”. E sin qui niente di male.
Il fastidio è sorto leggendo la provenienza del frutto (USA), che stride con la natura nazionale dell’associazione e con quella del suo presidente, Luca Cordero di Montezemolo, da sempre fautore del Made in Italy.
Invitiamo gli amici di Telethon ad una maggiore attenzione alla concessione del marchio, si poteva fare un’operazione “win win”, usando prodotto locale, con benefici per la ricerca e per gli agricoltori italiani.
Sarà per la prossima volta.
Continuiamo a donare

400 ETTARI DI TERRA FERTILE. COSÌ AMAZON PUÒ SPEDIRCI I PACCHI A CASA.In Sicilia possiamo sacrificare 400 ettari di terr...
28/10/2026

400 ETTARI DI TERRA FERTILE. COSÌ AMAZON PUÒ SPEDIRCI I PACCHI A CASA.
In Sicilia possiamo sacrificare 400 ettari di terreno fertile, in piena Piana di Catania, per un impianto agrivoltaico da 227 MW. Pare che il progresso (?) abbia bisogno di spazio. E pazienza se a perderlo è l’agricoltura.
Il paradosso è tutto qui: sottraiamo terra alla produzione di cibo per assecondare un modello economico che ci vuole consumatori compulsivi, pronti a ordinare qualsiasi inutilità e a riceverla fino all’uscio di casa, possibilmente il giorno dopo.
Il signor Bezos ringrazia. La Sicilia mette il terreno senza ricavare nulla.
E noi? Noi continuiamo a sentirci raccontare che il futuro è verde, mentre il suolo fertile diventa una superficie da destinare agli interessi altrui.
Non siamo contro l’energia rinnovabile. Né tantomeno ci permettiamo di criticare la scelta degli agricoltori che vendono o affittano i propri terreni, specie in un periodo come questo.
Siamo contro l’idea che ogni cosa abbia un prezzo e che la terra, prima o poi, debba essere sempre in vendita.
E le recenti inchieste giudiziarie confermano la facilità con cui alcune autorizzazioni sono state concesse.
Perché i pacchi passano. Il terreno fertile, quando lo perdi, non te lo consegna Amazon il giorno dopo.

Fonte: Infobuild Energia – Agrivoltaico Big Fish in Sicilia⁠.

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