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GIUDICI e VERDETTI FARSAÈ stata pubblicata la nuova classifica di 50 Top Pizza. Come ogni anno c’è chi festeggia e chi r...
22/07/2026

GIUDICI e VERDETTI FARSA
È stata pubblicata la nuova classifica di 50 Top Pizza. Come ogni anno c’è chi festeggia e chi resta fuori. Ma, al di là dei nomi, è arrivato il momento di discutere del sistema.
L’esclusione di Friedi Schmuck, titolare della pizzeria PIANO B a Siracusa, è l’occasione per porre una domanda che vale molto più di una classifica: chi giudica i giudici?
Queste guide hanno il potere di spostare clienti, reputazione e fatturato. Proprio per questo dovrebbero essere irreprensibili. Invece restano molte domande: chi sono gli ispettori? Quali competenze hanno? Perché i loro curricula non sono pubblici? Perché le schede di valutazione non sono consultabili?
L’autorevolezza non si autoproclama. Si dimostra con trasparenza.
C’è poi un altro tema che non può essere ignorato: chi attribuisce premi e classifiche dovrebbe evitare qualsiasi possibile conflitto di interessi. Non basta essere indipendenti, bisogna anche apparirlo. Quando una guida opera nello stesso ecosistema economico di sponsor, partner ed eventi del settore che valuta, il minimo che si possa pretendere è una trasparenza assoluta. La credibilità vale molto più di qualsiasi sponsorizzazione.
Il caso Forbes Italia, sanzionata dall’Antitrust per aver presentato contenuti promozionali come editoriali, dimostra che il confine tra informazione e marketing può diventare pericolosamente sottile.
Quanto a Piano B, per noi resta una delle migliori pizzerie d’Italia. Punto. Se una classifica non riesce a riconoscerne il valore, il dubbio non ricade su Frièdi, ma sul metodo di chi giudica.
E lo dico anche per esperienza personale: ho trovato in quella graduatoria pizzerie che, a mio avviso, faticano persino a reggere il confronto con molte ottime pizzerie di quartiere. È un’opinione, certo, ma rende ancora più difficile comprendere alcuni risultati.
Una provocazione finale: per entrare in certe classifiche basta fare una pizza straordinaria o è utile anche servire l’acqua dello sponsor?
Quando le regole sono chiare, le classifiche vengono rispettate. Quando i criteri restano opachi, diventano semplicemente opinioni. E le opinioni, per definizione, sono discutibili.
Quanto a te caro Friedi, come diceva il poeta, “non ragioniam di loro, ma guarda e passa…”, d’altronde neanche Kubrick e Hitchcock hanno mai vinto l’Oscar.

21/07/2026

In questa pagina i commenti che contengono messaggi pubblicitari, di qualsiasi natura, vengono nascosti.

UNA DOMANDA AI PASTIFICISe siete davvero orgogliosi della qualità della vostra pasta, perché non riportare in etichetta ...
21/07/2026

UNA DOMANDA AI PASTIFICI
Se siete davvero orgogliosi della qualità della vostra pasta, perché non riportare in etichetta non solo l'origine del grano, ma anche la temperatura e il tempo di essiccazione? La trasparenza non dovrebbe fermarsi al campo: dovrebbe arrivare fino al processo produttivo.
Trafilata al bronzo? Bene, ma a quanti gradi è stata essiccata?
Questa è la domanda che dovremmo iniziare a fare tutti.
Sulle confezioni leggiamo di tutto: 100% italiano, trafilata al bronzo, filiera controllata, grani
selezionati. In molti casi possiamo anche conoscere l'origine del grano, un'informazione importante
che oggi è giustamente richiesta dai consumatori.
Ma c'è un dato altrettanto fondamentale che quasi nessuno dichiara: a quale temperatura e per quanto tempo quella pasta è stata essiccata.
Eppure la ricerca scientifica dispone da anni di uno dei marcatori più affidabili dell'intensità del
trattamento termico: la furosina.
La furosina non è un additivo né un contaminante. È il prodotto della degradazione della lisina nelle prime fasi della reazione di Maillard e rappresenta un indicatore dell'intensità del trattamento termico subito dalla pasta.
La letteratura scientifica mostra che:
*la furosina è un ottimo indicatore del danno termico durante l'essiccazione;
*il suo contenuto aumenta all'aumentare della temperatura e della severità del processo;
*una pasta essiccata ad alte temperature può contenere fino a quasi cinque volte più furosina rispetto a una essiccata a basse temperature;
*anche la formulazione (ad esempio l'impiego di uova in polvere o farine di legumi) può
influenzarne i livelli.
Questo non significa che una pasta con più furosina sia automaticamente "cattiva" o dannosa.
Significa però che il trattamento termico è stato più intenso e che una quota maggiore di lisina, un
amminoacido essenziale, è stata coinvolta nelle reazioni di Maillard, riducendone la disponibilità nutrizionale.
Per questo credo che la vera trasparenza non si fermi all'origine del grano.
Una pasta davvero trasparente dovrebbe riportare in etichetta almeno quattro informazioni essenziali:
*Paese di coltivazione del grano;
*Paese di molitura della semola;
*Temperatura massima di essiccazione (°C);
*Durata complessiva dell'essiccazione (ore).
Solo così il consumatore potrebbe valutare non solo da dove proviene la materia prima, ma anche come è stata trasformata.
Certo, chiedere di inserire la quantità di furosina sarebbe troppo, immaginate le scene di sconforto da parte dei pastificatori….

Bibliografia
• Kumar, G. S., Arunima, S. H., Krishnan, R., & Mohammed, T. (2021). Pasta: Raw materials,
processing and quality improvement. The Pharma Innovation Journal, SP-10(5), 185-197.
• Verardo, V., Riciputi, Y., Messia, M. C., Marconi, E., & Caboni, M. F. (2017). Influence of drying
temperatures on the quality of pasta formulated with different egg products. European Food Research
and Technology, 243(5), 817-825.
• Gallegos-Infante, J. A., Rocha-Guzman, N. E., Gonzalez-Laredo, R. F., Ochoa-Martínez, L. A.,
Corzo, N., Bello-Perez, L. A., et al. (2010). Quality of spaghetti pasta containing Mexican common
bean flour (Phaseolus vulgaris L.). Food Chemistry, 119(4), 1544-1549.
• Acquistucci, R. (2000). Influence of Maillard reaction on protein modification and colour
development in pasta. Comparison of different drying conditions. Lebensmittel-Wissenschaft und
Technologie, 33, 48-52.
• Gasparre, N., Betoret, E., & Rosell, C. M. (2019). Quality Indicators and Heat Damage of Dried
and Cooked Gluten Free Spaghetti. Plant Foods for Human Nutrition, 74(4), 481-488

FINCHÉ POLLO NON VI SEPARIIn Salento è arrivato il primo matrimonio firmato KFC: 250 invitati, secchielli di pollo fritt...
21/07/2026

FINCHÉ POLLO NON VI SEPARI
In Salento è arrivato il primo matrimonio firmato KFC: 250 invitati, secchielli di pollo fritto e addio alla tradizionale spaghettata di mezzanotte.
Nessun giudizio sugli sposi, ci mancherebbe, anche perché con i prezzi attuali per un pranzo di matrimonio…. Ma la scena è perfetta per raccontare il nostro tempo: un giorno spiegavamo ai turisti cos’era la dieta mediterranea, oggi la celebriamo con ali piccanti e salsa barbecue.
A questo punto attendiamo con fiducia il taglio della torta davanti al drive-through.

Fonte: https://www.foodaffairs.it/2026/07/20/arriva-il-primo-ricevimento-firmato-kfc-in-salento-il-si-celebrato-con-il-pollo-fritto/

PREZZO MINIMO 7,5 euro C’è un numero che dovrebbe comparire accanto a ogni bottiglia di olio extravergine italiano: 7,5 ...
20/07/2026

PREZZO MINIMO 7,5 euro
C’è un numero che dovrebbe comparire accanto a ogni bottiglia di olio extravergine italiano: 7,5 euro.
È il costo medio necessario per produrre un litro di olio nel nostro Paese (indici ISMEA). Tutto ciò che viene venduto stabilmente al di sotto di questa soglia pone una domanda inevitabile: chi sta pagando la differenza?
Secondo quanto riportato da Teatro Naturale, la filiera è oggi impegnata a trovare un accordo per ridurre le giacenze prima della prossima campagna olearia. Un segnale che racconta un mercato in evidente difficoltà.
Nel frattempo, la grande distribuzione continua a utilizzare l’olio come leva promozionale. Un prodotto che richiede anni di cure, investimenti, raccolte sempre più costose e una crescente incertezza climatica viene ridotto a un prezzo in caratteri cubitali su un volantino.
Non è una questione ideologica, né un invito a pagare di più a prescindere. È una questione di sostenibilità economica.
Se produrre costa 7,5 euro e il consumatore viene educato a considerare “normale” un prezzo inferiore, il risultato è già scritto: meno oliveti, meno produzione nazionale, maggiore dipendenza dall’estero.
E quando un agricoltore conclude che coltivare non conviene più, la crisi è già iniziata da tempo.

20/07/2026

"Il suolo agricolo rappresenta, infatti, una risorsa sempre più scarsa."
Sentenza 127/26, Corte Costituzionale sul fotovoltaico

19/07/2026

Ma qualcuno si è preoccupato di quantificare l’impatto ambientale di un impianto fotovoltaico incendiato?

Immagini di Mauro Pili, ex sindaco di Iglesias ed ex Presidente della Regione Sardegna, registrate ad Ottana, provincia di Nuoro.

https://www.facebook.com/share/v/14kHvwErcyA/?mibextid=wwXIfr

LA CORTE COSTITUZIONALE DICE STOP Per anni ci hanno ripetuto che coprire i campi con i pannelli fosse l’unica strada ver...
18/07/2026

LA CORTE COSTITUZIONALE DICE STOP
Per anni ci hanno ripetuto che coprire i campi con i pannelli fosse l’unica strada verso il futuro. Oggi la Corte costituzionale mette un punto fermo: il suolo agricolo non è una superficie inutilizzata, ma un bene da tutelare.
La sentenza n. 127/2026 conferma la legittimità del divieto di installare pannelli fotovoltaici a terra nelle aree agricole. Un principio semplice, quasi rivoluzionario: prima viene il cibo, poi tutto il resto.
Questo non significa dire no alle energie rinnovabili. Significa ricordare che un ettaro di terreno fertile produce valore ogni anno, mentre un campo sottratto all’agricoltura è una perdita spesso irreversibile.
In Sicilia abbiamo visto migliaia di ettari finire nel mirino della speculazione energetica, mentre gli agricoltori combattono con siccità, prezzi al ribasso e costi insostenibili.
La transizione energetica non può trasformarsi nella rottamazione dell’agricoltura.
Perché un Paese che rinuncia ai propri campi per produrre energia, prima o poi dovrà importare il proprio cibo.

E SE UN GIORNO IL GRANO NON ARRIVASSE PIÙ?«Il flusso di cereali da Russia e Ucraina si sta fermando….La Russia controlla...
18/07/2026

E SE UN GIORNO IL GRANO NON ARRIVASSE PIÙ?
«Il flusso di cereali da Russia e Ucraina si sta fermando….
La Russia controlla oggi una quota rilevante del commercio mondiale di grano e utilizza sempre più le esportazioni cerealicole come strumento di influenza geopolitica.» Sono questi i punti centrali dell’articolo di Giuseppe Sarcina pubblicato sul Corriere della Sera.
Per anni ci hanno ripetuto che il grano estero era migliore: più proteico, più performante, più adatto all’industria.
Nel frattempo, migliaia di aziende agricole chiudevano, i campi venivano abbandonati e la nostra capacità produttiva si riduceva anno dopo anno.
Oggi, però, basta una guerra o una crisi internazionale per mettere in evidenza tutte le fragilità di un sistema costruito sulla dipendenza dall’estero.
La lezione è semplice: fondare la sicurezza alimentare di un Paese sulle importazioni è un errore strategico.
Il cibo non può dipendere dalle guerre, dai blocchi navali, dai mercati finanziari o dalle decisioni prese a migliaia di chilometri di distanza. La delocalizzazione dell’agricoltura non paga.
Perché un Paese che rinuncia a produrre il proprio grano rinuncia anche a una parte importante della propria sovranità.
E forse dovremmo smetterla di chiederci se il grano estero sia “migliore” e iniziare a chiederci se sia prudente dipendere da esso.
La sovranità alimentare non si importa. Si semina.
Ma chi ha chiaro questo concetto?

Fonte: https://www.corriere.it/off-the-record-giuseppe-sarcina/26_luglio_17/cereali-russia-ucraina-italia-8d682f25-01a0-4f2f-86f0-dd43a48f1xlk.shtml

PRIMI EFFETTI DEL MERCOSURGià le confezioni di legumi sudamericani facevano occasionalmente capolino negli scaffali dei ...
17/07/2026

PRIMI EFFETTI DEL MERCOSUR
Già le confezioni di legumi sudamericani facevano occasionalmente capolino negli scaffali dei supermercati, ma dopo l’accordo tra UE ed alcuni Paesi latinoamericani, circa l’azzeramento dei dazi su alcuni prodotti, la presenza di questi prodotti si sta intensificando.
Il sacrificio dell’agricoltura nostrana per tentare (inutilmente) di salvare l’industria automobilistica europea comincia a palesarsi.
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