21/07/2026
Ogni primavera ricompare l'uomo con lo spruzzatore in spalla, che irrora i bordi dei marciapiedi, le fughe dei cordoli, le aiuole spartitraffico. Qualche giorno dopo l'erba è gialla, secca, "pulita". Quello che quasi nessuno sa è che, in gran parte di quei luoghi, spruzzare diserbanti chimici è ormai fortemente limitato per legge — e che le alternative esistono, funzionano, e non lasciano veleno dove giocano i bambini.
I diserbanti sono prodotti fitosanitari a tutti gli effetti. La normativa italiana ne limita fortemente l'uso negli spazi pubblici, imponendo di privilegiare metodi alternativi, soprattutto nelle aree frequentate da gruppi vulnerabili: parchi e giardini, cortili delle scuole, piste ciclabili, aree cani, marciapiedi, rotatorie, cimiteri. Il glifosato, il diserbante più usato, è stato messo sotto stretta restrizione proprio in questi contesti, anche per la sua tossicità per gli ambienti acquatici e la sua persistenza.
Il punto di partenza è ridimensionare il problema. L'erba che spunta tra le fughe del marciapiede o sul cordolo di una rotonda non è un pericolo: è una questione di decoro. Diversa dalla visibilità a un incrocio, che è sicurezza. Per il decoro non serve un erbicida sistemico che resta nel suolo e finisce nelle acque.
Le alternative, già usate da diversi Comuni italiani:
Diserbo termico. Il calore, non la fiamma, è l'arma. Il pirodiserbo passa una fiamma per pochi istanti sull'infestante: non la brucia, ne fa "coagulare" le proteine e la fa avvizzire. Esistono varianti ad acqua calda, vapore, schiuma calda vegetale, infrarossi. Nessun residuo chimico.
Acido pelargonico. Un erbicida disseccante di origine naturale, estratto dai gerani, ammesso anche in agricoltura biologica.
Metodi meccanici. Sfalcio, spazzolatura, estirpazione — semplici, a impatto zero.
Prevenzione intelligente. La mossa più economica è progettare superfici dove l'erba fa fatica a insediarsi: fughe strette tra le piastrelle, cordoli ben fatti, spazzamento regolare. Meno erba nasce, meno serve toglierla.
Città come Torino, Saluzzo, Gravellona Toce e San Severo hanno già adottato piani di diserbo senza glifosato, combinando pirodiserbo, acqua calda e acido pelargonico a seconda della zona e della stagione.
Va detto con onestà: le alternative richiedono più passaggi e, nel breve periodo, possono costare di più del vecchio colpo di spruzzatore. Ma il conto vero include anche ciò che il diserbo chimico scarica sugli altri: la salute di chi frequenta quegli spazi, il veleno che filtra nel suolo e nelle falde, gli impollinatori. È una contabilità più larga di quella del solo litro di prodotto.
La prossima volta che vedi l'erba gialla e secca lungo un marciapiede o attorno a una scuola, non pensare "che pulizia". Chiediti cosa è stato spruzzato lì, e chi ci cammina scalzo o ci gioca il giorno dopo.