29/09/2026
Quello che più mi ha colpito di Silvia, in questi giorni trascorsi a Fivizzano, è stato il raro e perfetto connubio tra "forza e grazia".
La forza è lì, manifesta: nelle vene che disegnano le sue braccia, nello sguardo fermo e determinato, nella compostezza dei gesti, nella fedeltà quasi silenziosa a quella disciplina quotidiana che accompagna chi ha scelto la montagna non come semplice teatro delle proprie imprese, ma come parte della propria esistenza.
Eppure, accanto a quella forza, c'è una grazia che sorprende. La bellezza delle sue mani, lunghe ed eleganti, quasi inaspettate per chi trascorre una vita a cercare appigli sulla roccia. Mani che raccontano la fatica, ma che non hanno perduto nulla della loro delicatezza.
E poi c'è il modo in cui Silvia si apre al mondo. La sua disponibilità, la sua curiosità, la sua capacità di stare con gli altri senza mai mettere distanza. Nessuna alterigia, nessuna posa, nessuna di quelle barriere che talvolta si incontrano quando si è raggiunta una dimensione importante nell'alpinismo.
Al contrario, una "semplicità disarmante", che forse è la forma più autentica della grandezza.
È questo, più di ogni impresa, ciò che mi porterò dentro di questi giorni: aver conosciuto una donna capace di essere immensa sulla montagna e, al tempo stesso, sorprendentemente semplice davanti alle persone.
Grazie, Silvia, per aver scelto di regalarci una parte del tuo tempo, della tua presenza e della tua umanità.
Fivizzano ti ha accolto con affetto e con ammirazione.
La Città Nobile sarà sempre casa tua.
Foto di Martina Falcucci Chinca