16/08/2026
Vederla correre è un incanto.
Perché la sua corsa non è soltanto velocità. È intelligenza. È la capacità di ascoltarsi, di capire quando accelerare e quando aspettare. Di cogliere il momento. Di sorprendere. E poi volare.
Quando accelera e lascia le altre alle sue spalle, sembra quasi che stia facendo la cosa più semplice del mondo. È pazzesca.
E invece, dietro quella leggerezza, ci sono fatica, lavoro, talento e una sapienza costruita negli anni.
Ieri sera Nadia Battocletti ha vinto l’oro agli Europei di Birmingham nei 10.000 metri, dopo quello conquistato nei 5.000. Una doppietta già riuscita a Roma nel 2024 e che oggi la consegna alla storia dell’atletica.
La sua storia comincia in Trentino, a Cavareno, in una famiglia dove la corsa è quasi una lingua. Suo padre Giuliano, mezzofondista e maratoneta, oggi è il suo allenatore. Sua madre, Jawhara Saddougui, marocchina, è stata un’atleta degli 800 metri.
A sette anni arriva la prima vittoria. Da allora sono cambiati i chilometri, le competizioni, le responsabilità. Ma la corsa continua a essere, prima di tutto, qualcosa che lei ama.
Ed è questo che colpisce, guardandola oggi.
Dietro l’atleta capace di vincere 5.000 e 10.000 metri c’è una ragazza che ha conservato un rapporto semplice con quello che fa.
Studia ingegneria e architettura e prova a tenere insieme sport, studio e vita personale. Una scelta che racconta una persona che non vuole essere definita da una sola cosa, nemmeno quando quella cosa è diventata straordinariamente importante.
Oggi Nadia Battocletti è una delle grandi protagoniste dell’atletica mondiale.
Ma la parte più bella della sua forza per noi sta qui: non aver perso quella bambina che correva senza sapere ancora dove l’avrebbe portata la corsa, che tagliava il traguardo e non riusciva a crederci. Quella che, prima ancora di diventare una campionessa, aveva semplicemente scoperto una cosa: correre è bellissimo.