29/09/2026
Il ricordo d’infanzia in Romagna e la nascita di «Via Francia» Di Marco Signorile lospecchiodimarco 🌟
Prima che arrivi la prima modella, si sentono delle voci. Resto in ascolto. Seguo Simon Cracker da tempo e riconosco quell’apertura, ma non per questo so già cosa vedrò. Le voci lasciano spazio agli abiti, ed è lì che il suo linguaggio ricomincia a muoversi. La collezione si chiama Via Francia. È il nome della strada legata alle estati d’infanzia di Simon, trascorse dai nonni in Romagna. Lui e sua cugina Nicoletta preparavano piccoli spettacoli per i vicini. I costumi nascevano da ciò che trovavano nei bauli dei bisnonni: gonne, tovaglie, tende. Oggetti d’uso quotidiano diventavano abiti per inventare un personaggio.
Conoscere questo ricordo cambia il modo in cui guardo la passerella. Il «crack» che dà nome al brand è l’atto di rompere qualcosa che ha perso valore per dargli nuova vita. Qui non vedo soltanto il recupero di materiali. Vedo la libertà di quel gioco infantile portata dentro un lavoro di progettazione: smontare, accostare, provare una forma diversa.
L’«armadio-ludoteca»: modulabilità e capi assemblati a mano
Simon descrive la SS27 come un «armadio-ludoteca». Alcuni abiti sono modulari e cambiano forma grazie a ganci che permettono di spostarne le parti. Altri nascono da scampoli di tessuti differenti o sono assemblati interamente a mano, senza usare elettricità. Sono dettagli concreti: mostrano che la trasformazione non è soltanto un’idea da raccontare, ma una scelta che entra nella costruzione dei capi. Davanti a una gonna pantalone indossata con un gilet e a una giacca che diventa quasi un coprispalle, mi sono sorpreso a chiedermi: perché no? Alcuni look chiedono coraggio. Eppure suggeriscono anche un gesto alla portata di tutti: guardare un abito fuori dalla categoria che gli abbiamo assegnato e immaginare un altro modo di portarlo.
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