28/09/2025
Fare la sarta significa tante cose.
Vi racconto come la vedo io, e come l’ho vissuta (👋 ciao sono Patrizia, dietro ai post ci sono io, dentro la sartoria mia madre. Postilla a margine -> parlo da insider di settore, non da figlia. 🤝)
Nell’immaginario comune la sarta è quella signora che lavora in casa, spesso autodidatta. Nell’ordine: bottoni di ogni tipo, calzini rimagliati, toppe su jeans consumati, orli veloci (a volte con filati improbabili), lavoretti sulle fodere interne — “tanto non si vedono!”. E va bene così: tanta buona volontà, tanto impegno. 🫶
A casa mia però “sarta” significa altro. È un mestiere, e il concetto è un po' diverso 😅
La sarta che conosco io, confeziona capi interi, elaborati, con rifiniture curate fin dentro al rovescio. L’interno di un capo deve essere pulito quanto l’esterno.
Perché? Perché il metodo nasce dalla collaborazione di diversi professionisti, designer e modellisti, da cartamodelli precisi e schede tecniche: istruzioni dettagliate per mo***re ogni pezzo, come fosse un puzzle tridimensionale.
Ogni tessuto viene tagliato in 15–30 parti (generalizzo), ogni passaggio calcolato al millimetro, ogni rifinitura scelta con cura. Serve conoscere tessuti, filati, adesivi, fodere, zip, bottoni… e serve pratica, tanta. Tecniche da provare, riprovare, padroneggiare.
Per questo, per me, "fare la sarta" non è un hobby ma è un mestiere è essere un’artigiana.
Chi ha passato oltre 30 anni in laboratorio porta l’arte nelle mani.
🧮 30 anni di lavoro, 8 ore al giorno, 5 giorni a settimana = circa 60.000 ore di pratica deliberata.
Ecco chi è Vita: non più una sarta ma un’artigiana con l’esperienza e la precisione che solo il tempo insegna.
Ora apre le porte della sua sartoria per mettere a disposizione metodo, tecniche e competenze accumulate in una vita di lavoro.
Per chi vuole iniziare da zero, di meglio non si può chiedere.
Puoi seguire la nostra pagina su Instagram o, se preferisci, su Facebook, il tuo supporto per noi vale tanto!