Ci sentiamo smarriti nella nostra città e a questo cerchiamo di porre rimedio. Attraverso il mezzo più semplice per modificare il tempo e lo spazio e per ricreare la realtà, l’architettura. In concreto, l’attività che svolgiamo è l’ideazione e la realizzazione di installazioni artistiche urbane, con un vezzo nel metodo di costruzione: lo immaginiamo partecipato. Praxis deriva dal greco e significa
azione, modo d’agire. L’abbiamo scelto come nostro nome perché ci piaceva sia il significante che il significato, la sua forma e il suo contenuto. Parliamo come mangiamo e - si sa - a Piacenza si mangia bene. Nell’estate 2016 ci siamo costituiti informalmente come Collettivo, o gruppo, che dir si voglia, per togliere quel risvolto politico che adesso non va di moda. Gli spazi della città sono condivisi per loro stessa natura, ma troppo spesso assistiamo come spettatori al loro decadimento, o ancor peggio ne contribuiamo. Il nostro obiettivo ideale è di riattivare meccanismi che sembrano essere andati perduti nella società attuale: la cooperazione e la collaborazione all’interno di una comunità, favorendo la riappropriazione dei luoghi collettivi e allo stesso tempo responsabilizzandone l’utilizzo. Riuniti intorno a un progetto per abbellire un punto abbandonato della periferia o per rivitalizzare la proverbiale monotonia del centro, ci adoperiamo per fare qualcosa che sia innovativo e che presupponga di spostare l’attenzione delle persone sulla dimensione urbana che le ospita. Insomma, ci piacerebbe poter tornare a dare un senso alla parola Cittadino.