01/02/2026
𝐋'𝐢𝐦𝐩𝐨𝐫𝐭𝐚𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐭𝐚𝐦𝐩𝐚 𝐝𝐢 𝐬𝐞𝐭𝐭𝐨𝐫𝐞 𝐧𝐞𝐥𝐥'𝐡𝐢-𝐟𝐢
Parallelamente a quella della filiera distributiva, anche la stampa di settore italiana sta subendo una profonda trasformazione, legata principalmente ai nuovi costumi introdotti da Internet e dai social.
Così, mentre molti punti vendita chiudono e altri si trasferiscono su Internet, mentre le sempre più piccole dimensioni del mercato rendono le differenziazioni tra distributore, agente e rivenditore sempre più sfumate, anche la stampa italiana dell'alta fedeltà lotta con una sofferenza sempre maggiore, dovuta all'emorragia di lettori che tendono a prediligere i contenuti on-line, ma anche ad una costante riduzione di introiti pubblicitari che, lo ricordiamo, sono la principale fonte di sostentamento dell'editoria commerciale, specialmente quando le tirature si riducono.
Le ragioni per cui la stampa di settore è in crisi (ma in quale settore, ormai, la stampa non lo è?) sono molteplici: la maggiore facilità nell'accesso dei contenuti on-line rispetto a quelli cartacei, la sensazione, da parte del lettore, di poter interagire con gli autori su un livello di supposta parità (discussioni, blog, gruppi...), la maggior velocità con cui la rete riporta notizie e novità di mercato, l'enorme massa di contenuti rispetto a quanto una pubblicazione, seppure corposa, può contenere, ma forse, soprattutto, l'opinione diffusa che la stampa sia "venduta".
Eppure, l'appassionato medio, purtroppo, spesso perde di vista le due principali qualità della stampa "ufficiale": la pluralità e l'autorevolezza.
In Italia abbiamo oggi cinque pubblicazioni specializzate, di cui una esclusivamente on-line e quattro tradizionali (seppure disponibili anche in PDF). Chiunque le conosca, sa che le loro linee editoriali sono piuttosto differenti l'una dall'altra, e per l'appunto molti ne leggono solo alcune, con le quali si trovano più "d'accordo". E' la stessa cosa che capita con i quotidiani: spesso, chi legge Repubblica non legge il Corriere della Sera... Non è una questione di livello qualitativo dei contenuti, ma di giudizi e pareri su prodotti, marchi, operatori di settore. Questa è la pluralità, che rappresenta un grande valore della nostra stampa di settore ed è un indice proprio della sua indipendenza rispetto agli inserzionisti. Una rivista che non ha concorrenti non è più credibile, perché manca il contradditorio. Per fortuna, almeno per ora questo nel nostro settore non accade.
Ma la cosa più importante, a nostro parere, è l'imprescindibile necessità di una testata a garantire al lettore la veridicità delle informazioni fornite e l'imparzialità nel riportarle: è l'autorevolezza di un gruppo di professionisti (giornalisti, articolisti e contributori) che, firmando un articolo, si rendono responsabili dei contenuti, come si dice, "ci mettono la faccia".
Internet è invece diventata la vetrina della mediocrità, della faziosità e della partigianeria: chiunque abbia un'opinione la esprime, senza alcun "fact check" e, spesso, senza l'autorevolezza necessaria. Un parere di un appassionato qualunque diventa una legge ed il problema è che, una volta espresso un concetto e ripostato infinite volte, esso diventa una realtà assodata senza alcuna base di obiettività, anche se il messaggio trasmesso è, ad un qualunque esame, quantomeno errato se non volutamente fazioso.
Al contrario, l'articolo pubblicato su una rivista passa il vaglio della direzione ed è il risultato di un dibattito interno volto alla verifica incrociata di ciascuna affermazione in esso contenuta, per tacere delle misurazioni di laboratorio che ben pochi dei comuni appassionati sono in grado di effettuare. Non tutti sanno quanto tempo un apparecchio passa nella sala d'ascolto della rivista, ascoltato con attenzione non solo dal recensore ma anche dai suoi colleghi in un ambiente di riferimento, per poi andare in casa del recensore e, spesso, anche di altri contributori della testata che, appunto, danno il loro apporto alla formulazione di un giudizio completo e obiettivo.
Riguardo all'accusa, che molti appassionati muovono alla stampa di settore, di essere venduta agli inserzionisti o al più ricco di essi, noi di M2Tech e Manunta by M2Tech possiamo con fermezza affermare che non è mai così. Nessuna testata di settore "vende" le prove degli apparecchi, né pretende inserzioni pubblicitarie in cambio di esse. A noi non è mai capitato ciò, con nessuna testata, anche se, ovviamente, nessuna testata si fa imporre gli apparecchi da chicchessia costruttore o importatore: esse scelgono i prodotti solo in base all'interesse che possono suscitare nei lettori, e la cosa è pienamente comprensibile, perché è questo interesse che fa vendere la rivista.
In base a quanto sopra esposto, invitiamo gli appassionati che ci seguono a rivalutare la stampa di settore e a sostenerla, acquistando le riviste, in orma cartacea o in PDF, magari abbonandosi per permettere agli editori una programmazione a medio termine che renda più efficaci le politiche di contenimento dei costi e che ponga le testate in una migliore posizione nei confronti dei loro fornitori. Noi costruttori e importatori, da parte nostra, dobbiamo fare la nostra parte sostenendo la stampa di settore con lo strumento che essa ci mette a disposizione, cioè la pubblicità, ma anche con l'apporto di contenuti autorevoli che contribuiscano ad accrescere il livello qualitativo delle riviste e a renderle più interessanti. Da parte di M2Tech e Manunta by M2Tech, questo è un manifesto programmatico che cercheremo di porre in essere al più presto, compatibilmente con le nostre disponibilità.
Concludendo: creiamo il circolo virtuoso a favore delle riviste di settore, che andrà a beneficio di tutti: editori, lettori e operatori di settore. Più contenuti ed inserzioni, più qualità, più lettori.
Speriamo che quanto sopra generi un dibattito costruttivo e non fazioso, aspettiamo i vostri commenti!
n.b.: A proposito di faziosità, abbiamo proposto tre copertine di tre diviste differenti che presentano un nostro prodotto in copertina (prova all'interno) non per farci pubblicità, ma perché sono tre esempi di prove richieste dalla testata senza alcuna pressione economica da parte nostra...
n.b.: Naturalmente, non tutti i contenuti on-line sono da evitare o da scartare: anche in Italia abbiamo esempi di professionalità in questo ambito, tra tutti Audio.2G; all'estero, sempre uno tra tutti, Hifi Pig, ma l'argomento centrale di questo post riguarda la stampa "tradizionale" che, a nostro parere, rappresenta un importante valore del nostro settore da proteggere e valorizzare.