16/03/2015
Pomigliano si prepara al 154simo anniversario della Patria. Vogliamo ricordare l'Unione del nostro Paese citando alcuni patrioti nati e vissuti nella nostra città.
Nei momenti di rivoluzione post-Restaurazione, anche parecchi patrioti pomiglianesi furono arrestati, tra questi era il dottore Carmine Guadagno, che non riuscì a sopravvivere alla prigionia. L'impresa dei Mille, infine, segnò la fine delle Due Sicilie. Una ristretta classe dirigente (Destra e Sinistra Storica) di origine aristocratico-borghese si accollò il difficile compito di traghettare il paese verso l'effettiva unità nazionale. Un importante contributo alla vita politica del tempo recarono le due massime glorie del tempo: Felice Toscano e Vittorio Imbriani. Il Toscano era nato a Pomigliano d'Arco nel 1819; nelle sue vene scorreva sangue carbonaro: sua madre, infatti, Maria Giuseppa Guadagno era sorella del celebre patriota Carmine Guadagno. Compì i suoi studi nel seminario di Nola al tempo del suo massimo splendore; poi, a Napoli, frequentò la scuola del filoso Luigi Palmieri, concludendo la sua formazione nella Reale Università di Napoli. Nella Capitale aprì uno studio privato di filosofia che in breve fu tra i più rinomati e affollati. Attese nel frattempo alla pubblicazione dei suoi scritti , tra i quali meritano di essere ricordati: un “Corso elementare di filosofia” e un “Corso di filosofia del diritto”. Con l'unità d'Italia, il Toscano fu nominato prima professore di filosofia del prestigioso Liceo-Ginnasio “Vittorio Emanuele II” di Napoli, poi docente pareggiato di Filosofia del diritto nell'Ateneo napoletano. Infine fu nominato Preside nel liceo di Campobasso, ma per ragioni di salute rinunziò all'incarico e all'insegnamento statale. Riversò piuttosto le sue energie nell'agone politico, esercitando il mandato di Sindaco della città di Pomigliano. Le sue vicende, allora, si intrecciano con quelle di Vittorio Imbriani, napoletano di nascita, figlio di P.Emilio e Carlotta Poerio (sorella del poeta Alessandro e del patriota Carlo). Nel 1849 seguì suo padre in esilio a Genova; qualche mese dopo la famiglia si trasferì prima a Nizza, poi riparò a Torino ove v'erano altri esuli, tra cui Francesco De Sanctis e Bertrado Spaventa.