17/08/2026
Hommage à la mode par Paul Poiret, 1910 ca.
Paul Poiret (1879/1944) tra il primo e secondo decennio del Novecento, si fece interprete di un’eleganza originalissima, opposta in qualche modo allo stile sobrio e silenzioso della sua acerrima rivale Gabrielle Chanel che così si pronunciò: «Poiret, sarto di grande inventiva mascherava le donne…». Le creazioni di Paul Poiret, caratterizzate da uno spiccato gusto per la teatralità, che lo fece spaziare dalla moda al palcoscenico, e contraddistinte da colori sgargianti e dettagli esotici, sono state periodicamente reinterpretate dalla moda: si pensi all’opera di Elsa Schiapparelli o di Gianni Versace, due creatori di moda, che in momenti diversi, ne hanno profondamente subito l’influenza. Il couturier era un innovatore, consapevole che la società in cui viveva stava cambiando e che la moda doveva cogliere e anticipare il mutamento. Le sue vetrine, divenute famose, si distinguevano per la loro teatralità: «Quando arrivava l’autunno, tornavo dalla foresta di Fon-tainebleau con una macchina piena di foglie dorate, bruciate dal sole e le mescolavo nella mia vetrina con drappi e velluti degli stessi colori…Quando nevicava, evocavo tutta la magia dell’inverno con drappi bianchi, tulle e mussoline accostati a rami morti…Vestivo i miei contemporanei in un modo che stupiva i passanti per strada…» (Paul Poiret). Le donne cui voleva rivolgersi non erano più le grandi dame che frequentavano le esclusive case di moda di rue de la Paix in cerca di lusso e affermazione sociale, ma giovani sicure della propria ricchezza e del proprio fascino; donne che cominciavano ad avere un rapporto nuovo con il proprio corpo e che stavano affinando armi di seduzione molto diverse da quelle ottocentesche. Donne che non avevano più bisogno di farsi guidare ciecamente dalla tirannia di un couturier e cercavano un rapporto molto meno sacrale con la moda; forse le signore che frequentavano gli ateliers parigini in quegli anni d’inizio Novecento non lo sapevano ancora, ma Poiret lo intuiva. Aveva capito che la modernità che stava esplodendo in mille forme intorno a lui non poteva lasciare intatto il modo di vestire femminile e apriva le strade impreviste per l’industria della moda. Cominciò a inventare nuove silhouette, nuovi immaginari, nuovi modelli di gusto da proporre alle giovani donne della Belle Èpoche. Con il suo temperamento megalomane ed eccentrico, iniziò ad organizzare sontuosi defilè e feste che erano quasi delle vere performances teatrali. La maggior parte di tali feste e spettacoli erano per Poiret un’occasione per pubblicizzare e immettere nel mercato i controversi capi che ideava: dagli abiti abat-jour alla jupe culotte. Poiret era attratto dall’abbigliamento etnico, i costumi tradizionali, ma soprattutto le culture extraeuropee. Lo affascinavano le forme ampie e geometriche del kimono e delle vesti arabe, i leggeri tessuti indiani dai colori accesi. La festa più grandiosa di Poiret fu “La Milleduesima Notte” enorme ballo in maschera, organizzato il 24 Giugno 1911 nel giardino della maison, che segnò l’apoteosi di quel gusto orientaleggiante consolidatesi tra il 1909 e il 1911, quando Djaghilev portò i Balletti Russi a Parigi….