19/08/2026
Il Mezzogiorno cresce tre volte più del resto d’Italia sul fronte dell’occupazione.
Nel primo trimestre del 2026, l’occupazione al Sud è aumentata dello 0,6%, contro il +0,2% registrato a livello nazionale. Con oltre 6,52 milioni di occupati, il dato racconta una fase di cambiamento strutturale del tessuto economico meridionale.
E l’occupazione non è l’unico indicatore a confermarlo. Dal 2019, il PIL del Mezzogiorno è cresciuto dell’8,3%, contro il +6,3% della media nazionale. Anche le previsioni per il 2026 indicano una crescita dello 0,6% per il Sud, ancora superiore al +0,5% italiano.
Tra i fattori che stanno sostenendo questa inversione di tendenza c’è anche la ZES Unica, che ha dimostrato come la semplificazione amministrativa possa trasformarsi in una vera politica industriale.
Basta guardare i numeri:
- circa 1.500 Autorizzazioni Uniche rilasciate
- oltre €9 miliardi di investimenti diretti
- circa 25.000 occupati diretti stimati
- un impatto economico complessivo stimato in oltre €59 miliardi, e oltre 71mila occupati diretti e nell’indotto
Questo, però, non significa che il divario sia stato colmato.
Restano infatti diversi nodi strutturali: il tasso di occupazione nel Mezzogiorno si ferma al 50%, contro il 62,5% della media nazionale; nel primo trimestre del 2026 l’export è diminuito dell’1,1%, in controtendenza rispetto al +1,3% italiano; inoltre, con un PIL pro capite di €22.238, il Sud resta l’area più debole del Paese.
Proprio per questo il modello ZES non dovrebbe restare confinato al Mezzogiorno.
Il passo successivo è trasformarlo in uno strumento di politica industriale nazionale: semplificazione, tempi certi e strumenti finanziari dedicati hanno dimostrato di funzionare e possono farlo ovunque.