Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

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Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale., Piazzale della Farnesina 1, Rome.

13/08/2026

"Le opinioni non possono sopravvivere se uno non ha occasione di combattere per esse".

- Thomas Mann, "La montagna incantata"

07/08/2026

Oggi se n’è annata via la penna che più de ogni altra ha conquistato l’anima mia e m’ha spinto a scrive.

Ce stanno persone che scrivono canzoni.
E poi ce stanno quelli che riescono a scrive er tempo, la nostalgia, i dubbi, la vita.
Lui apparteneva a quella razza rara.

Le parole nun muoiono quanno se spegne chi l’ha scritte.
Cambiano voce.
Continuano a camminà sulle labbra de chi le canta, de chi le ricorda, de chi ce se ritrova dentro.

Grazie, Maestrone.

Perché senza sapello, pe’ tanti anni sei stato quer vecchio che, co’ la forza de ‘na penna, ha preso pe’ mano più de ’n bambino.
E qualcuno, crescendo, ha imparato che certe parole nun servono solo a raccontà la vita…
servono a insegnatte come attraversalla.

𝑈𝑛 𝑣𝑒𝑐𝑐ℎ𝑖𝑜 𝑒 𝑢𝑛 𝑏𝑎𝑚𝑏𝑖𝑛𝑜 𝑠𝑖 𝑝𝑟𝑒𝑠𝑒𝑟 𝑝𝑒𝑟 𝑚𝑎𝑛𝑜
𝑒 𝑎𝑛𝑑𝑎𝑟𝑜𝑛𝑜 𝑖𝑛𝑠𝑖𝑒𝑚𝑒 𝑖𝑛𝑐𝑜𝑛𝑡𝑟𝑜 𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑠𝑒𝑟𝑎
𝐼𝑙 𝑏𝑖𝑚𝑏𝑜 𝑟𝑖𝑠𝑡𝑒𝑡𝑡𝑒, 𝑙𝑜 𝑠𝑔𝑢𝑎𝑟𝑑𝑜 𝑒𝑟𝑎 𝑡𝑟𝑖𝑠𝑡𝑒,
𝑒 𝑔𝑙𝑖 𝑜𝑐𝑐ℎ𝑖 𝑔𝑢𝑎𝑟𝑑𝑎𝑣𝑎𝑛𝑜 𝑐𝑜𝑠𝑒 𝑚𝑎𝑖 𝑣𝑖𝑠𝑡𝑒
𝑒 𝑝𝑜𝑖 𝑑𝑖𝑠𝑠𝑒 𝑎𝑙 𝑣𝑒𝑐𝑐ℎ𝑖𝑜 𝑐𝑜𝑛 𝑣𝑜𝑐𝑒 𝑠𝑜𝑔𝑛𝑎𝑛𝑡𝑒: “𝑀𝑖 𝑝𝑖𝑎𝑐𝑐𝑖𝑜𝑛 𝑙𝑒 𝑓𝑖𝑎𝑏𝑒, 𝑟𝑎𝑐𝑐𝑜𝑛𝑡𝑎𝑛𝑒 𝑎𝑙𝑡𝑟𝑒!”

07/08/2026
DELENDA  RAI!  Come si riuscì ad abolire la "tassa" per la ricarica dei telefoni cellulari dovremmo avere finalmente un ...
14/07/2026

DELENDA RAI!
Come si riuscì ad abolire la "tassa" per la ricarica dei telefoni cellulari dovremmo avere finalmente un governo che abolisca le accise sui carburanti e l'obbligo del pagamento del canone RAI!
Un qualunque pagamento alla RAI dovrebbe essere volontario, su sottoscrizione volontaria di un abbonamento, così come avviene su qualsiasi piattaforma od organismo che trasmette programmi o comunque trasmissioni televisive di intrattenimento, culturali, d'informazione, di carattere sportivo od altro.
Poi Sigfrido Ranucci, Alberto Angela ed altre persone validissime che non hanno spazi adeguati e vedono limitata e condizionata, se non totalmente annichilita, la loro libertà di esprimersi. Sarebbe certamente meglio che creassero un loro canale televisivo ove potremmo piacevolmente seguire i loro programmi.

Cosa ne pensi?

12/07/2026

Nel 1965, una ragazza che stava seguendo l'intero corso senza mai rivolgere una parola alla sua insegnante si alzò in silenzio, attraversò l'aula, le toccò la spalla e sussurrò: "Grazie". Lei allora le chiese di portare a casa un libro per una notte.

Due giorni dopo, quell'insegnante venne licenziata.

Quello che fece in seguito avrebbe finito per influenzare il dibattito sull'istruzione pubblica in America.

Il suo nome è Jonathan Kozol.

Aveva 28 anni e sembrava destinato a una brillante carriera accademica. Si era laureato con lode ad Harvard e aveva vinto una borsa di studio Rhodes per studiare all'Università di Oxford. Tutto sembrava indirizzarlo verso una vita dedicata alla ricerca e alla letteratura.

Ma dopo essersi offerto volontario in una Freedom School scuole create durante il movimento per i diritti civili per offrire opportunità educative agli studenti afroamericani decise di cambiare rotta. Abbandonò i suoi progetti universitari e accettò un posto come insegnante in una scuola pubblica nel quartiere di Roxbury, a Boston.

Ciò che trovò lo scioccò profondamente.

I libri di testo erano obsoleti, il riscaldamento funzionava a malapena durante l'inverno, e la sua classe occupava un angolo di un auditorium condiviso con altri gruppi. In un'occasione, mentre stava insegnando, crollò persino una finestra.

Il programma scolastico lasciava poco spazio per stimolare la curiosità degli studenti.

Così decise di fare una cosa molto semplice.

Iniziò a portare libri dalla sua biblioteca personale e da quella di Cambridge per leggere loro poesie che riteneva preziose per qualsiasi bambino. Tra quegli autori c'era Langston Hughes, una delle grandi figure della letteratura americana.

Un giorno lesse "The Ballad of the Landlord", una poesia su un inquilino afroamericano che chiede riparazioni al proprietario e finisce per essere arrestato dopo aver preteso un trattamento equo.

La reazione degli studenti fu immediata.

Ascoltarono con un'attenzione che lui non aveva mai visto fino ad allora. Chiesero copie della poesia. Diversi iniziarono a memorizzarla e a recitarla di loro iniziativa.

Poi accadde qualcosa che Jonathan Kozol non avrebbe mai dimenticato.

Una ragazza con cui non era mai riuscito a stabilire un contatto si avvicinò, gli toccò la spalla e gli chiese di portare il libro per insegnarlo a sua madre.

Quella notte memorizzò la poesia.

Il giorno dopo la recitò davanti all'intera classe.

Poco dopo Jonathan Kozol venne licenziato.

Non gli fu nemmeno permesso di salutare i suoi studenti.

La spiegazione ufficiale fu che aveva usato un testo non previsto dal programma autorizzato. Tuttavia, Kozol in seguito riferì di aver ricevuto anche argomentazioni legate al contenuto della poesia e all'uso dell'opera di un autore afroamericano, il che trasformò il caso in una forte controversia.

La notizia fece scalpore sulla stampa nazionale.

Invece di abbandonare l'insegnamento, decise di andare avanti.

Insieme a diverse famiglie dei suoi ex studenti, contribuì a creare una scuola comunitaria alternativa, dove poté ri-insegnare a molti di quei bambini.

Poi scrisse un libro su tutto ciò che aveva visto.

Nel 1967 pubblicò Death at an Early Age, un'opera che denunciava le profonde disuguaglianze del sistema educativo, il degrado delle scuole e l'enorme divario di opportunità tra gli studenti.

Il libro ricevette il National Book Award nel 1968 e rese Jonathan Kozol una delle voci più influenti dell'istruzione in America.

Nei decenni successivi, continuò a fare ricerca e a scrivere su povertà, segregazione scolastica e disuguaglianza educativa. Opere come Rachel and Her Children, Savage Inequalities, Amazing Grace e The Shame of the Nation contribuirono ad aprire un ampio dibattito sull'accesso a un'istruzione di qualità.

Col passare del tempo, l'ironia divenne evidente.

L'insegnante venne licenziato per aver letto una poesia di Langston Hughes ai suoi studenti.

Oggi, le opere di Hughes fanno parte del curriculum di numerosi istituti scolastici americani e vengono studiate da generazioni di studenti.

La storia dimostra che a volte i grandi cambiamenti non iniziano con discorsi storici o decisioni politiche.

A volte iniziano quando un insegnante apre un libro, condivide qualche verso di poesia e si rifiuta di accettare che un bambino meriti meno opportunità di un altro.

06/07/2026

Umberto Eco aveva 83 anni quando previde esattamente il modo in cui la conversazione moderna sarebbe crollata. Fu uno dei più grandi filosofi italiani, maestro di segni e simboli, autore de Il nome della rosa, un brillante giallo storico su come il controllo dei libri e della conoscenza possa plasmare ciò che le persone credono sia vero.

Nel giugno 2015 rilasciò un'intervista che fece infuriare molti.

Disse che i social media avevano concesso a "legioni di imbecilli" il diritto di parlare, quando prima venivano ignorati dopo un bicchiere di vino al bar. Avvertì che, online, una persona qualunque aveva ora la stessa autorevolezza di un premio Nobel.

La gente lo definì arrogante e fuori dal tempo, ma lui aveva ragione.

Eco non cercava di fermare la libertà di espressione.

Ci stava mettendo in guardia su ciò che accade quando smettiamo di dare valore alla vera competenza.

I social media hanno cancellato quelle regole dall'oggi al domani. Improvvisamente, un ragazzo nella sua cameretta aveva la stessa visibilità di uno scienziato che aveva passato trent'anni in laboratorio.

Peggio ancora, internet non premia la verità. Premia il dramma. La rabbia e la paura diventano virali, mentre una spiegazione calma e accurata di una questione complessa viene completamente ignorata.

Questo ha creato il mondo in cui viviamo oggi.

La gente ha iniziato a dire "ho fatto le mie ricerche" per giustificare la convinzione in ciò che la faceva sentire bene, piuttosto che in ciò che era realmente vero.

Quando Eco usò la parola "imbecilli", non intendeva che la gente comune mancasse di intelligenza. Voleva dire che i nostri sistemi online amplificano le voci più forti e sicure di sé, a prescindere dal fatto che sappiano realmente di cosa stiano parlando.

Nel tuo feed, uno studio medico importante sembra esattamente uguale a un meme condiviso da tuo zio. L'algoritmo li tratta come equivalenti.

Eco morì nel 2016, solo nove mesi dopo quella famosa intervista. Non visse abbastanza per vedere quanto avesse davvero ragione.

Lui sapeva soltanto che, quando ogni singola opinione viene trattata come ugualmente valida, la verità scompare.

"Il dramma di internet è che ha promosso il villano del villaggio a portatore di verità", osservò Eco durante le sue lezioni sui media. Non chiedeva la censura.

Ci chiedeva di ricordare che, sebbene tutti abbiano il diritto di parlare, non tutte le opinioni meritano la nostra fiducia.

Siamo intrappolati in un labirinto digitale creato da noi stessi, a scorrere all'infinito in una camera d'eco di voci urlanti. Eco ci ha lasciato un monito, ma la verità è che la maggior parte delle persone è fin troppo contenta di lasciare che sia la voce più alta nella stanza a pensare per loro.

È tempo di fare un passo indietro, attivare il proprio discernimento e riconquistare il senso critico, prima di diventare solo un'altra voce che alimenta ciecamente il rumore.

L'impero austro-ungarico governato da colui che in Italia scherzosamente veniva chiamato "Ceccobeppe" anziché Francesco ...
06/07/2026

L'impero austro-ungarico governato da colui che in Italia scherzosamente veniva chiamato "Ceccobeppe" anziché Francesco Giuseppe in italiano, Franz Joseph d'Asburgo Lorena, Franz Joseph I.

La chiamavano la donna più bella d’Europa, ma nessuno sembrava chiedersi quanto le costasse restare tale.

Elisabetta d’Austria, conosciuta da tutti come Sissi, è rimasta nell’immaginario collettivo come un’icona di grazia, eleganza e fascino.

I suoi ritratti circolavano ovunque.

Le donne imitavano il suo stile.

Le corti europee osservavano ogni suo gesto.

Ma dietro quell’immagine quasi perfetta viveva una donna inquieta, prigioniera di un ruolo che non aveva mai davvero scelto.

Era nata nel 1837 nella famiglia reale bavarese dei Wittelsbach, in un ambiente molto diverso dalla rigidità della corte imperiale. Da ragazza amava cavalcare, camminare nella natura, respirare libertà.

Poi, a sedici anni, sposò l’imperatore Francesco Giuseppe d’Austria.

Entrò così nel cuore dell’impero asburgico.

E quello che da fuori sembrava l’inizio di una favola diventò presto una gabbia dorata.

A Vienna ogni gesto aveva una regola.

Ogni parola un peso.

Ogni giornata un protocollo.

Persino il rapporto con i figli venne condizionato dalla suocera, l’arciduchessa Sofia, che ebbe un ruolo dominante nella loro educazione.

Elisabetta soffriva quel mondo.

Lei, cresciuta tra spazi aperti e abitudini meno formali, si trovò improvvisamente osservata, giudicata, corretta.

Col tempo il suo corpo divenne uno dei pochi territori su cui cercò di mantenere il controllo.

Alta 173 centimetri, arrivò a pesare poco più di 43 chili.

Seguiva diete rigidissime.

Si allenava ogni giorno.

Controllava il peso con un’attenzione quasi ossessiva.

Anche i suoi capelli diventarono parte della leggenda. Lunghissimi, arrivavano fino alle caviglie e richiedevano ore di cura quotidiana. Le acconciature occupavano intere mattinate e ogni dettaglio veniva preparato con precisione assoluta.

Più l’Europa celebrava la sua bellezza, più quella bellezza diventava una condanna.

Dopo i trent’anni cominciò a farsi fotografare sempre meno.

Nelle apparizioni pubbliche nascondeva spesso il volto dietro ventagli, veli e ombrelli.

Non voleva che il tempo venisse registrato sul suo viso.

Ma Sissi non fu soltanto una donna ossessionata dall’immagine.

Fu anche una persona che cercò per tutta la vita una via di fuga.

Viaggiava continuamente.

Si allontanava da Vienna appena poteva.

Leggeva, scriveva poesie, cercava nella solitudine un respiro che la corte non le concedeva.

Poi arrivarono i lutti.

La morte del figlio Rodolfo, nel 1889, segnò una frattura profonda. Da quel momento Elisabetta si isolò ancora di più, vestì spesso di nero e apparve sempre più distante dal mondo che continuava a venerarla.

Il 10 settembre 1898 si trovava a Ginevra, sulle rive del Lago Lemano.

Stava andando verso un battello quando l’anarchico italiano Luigi Lucheni la colpì al petto con una lima affilata.

All’inizio non capì la gravità della ferita.

Riuscì persino a proseguire.

Poi crollò.

La lama aveva raggiunto il cuore.

Morì a sessant’anni.

Ancora oggi il nome di Sissi richiama abiti sontuosi, ritratti eleganti e un fascino quasi irreale.

Ma la sua vera storia è molto meno semplice.

È la storia di una donna trasformata in simbolo prima ancora di poter essere se stessa.

Una donna che il mondo guardava come un ideale di bellezza, mentre lei cercava disperatamente qualcosa di più prezioso: la libertà di non dover apparire perfetta.

06/07/2026

C'è chi lo critica perché segna dopo aver toccato un solo pallone in tutta la partita, o con un tap-in facile davanti alla porta.
C'è chi lo accusa di non aiutare abbastanza la squadra.
C'è chi non è abbastanza soddisfatto dai suoi 62 gol in 54 partite con la Norvegia.

E invece eccolo qua anche stasera.
Dopo aver sghisciato un cross rasoterra, gli son bastati 2 tiri in porta per decidere la sfida pesantissima contro il Brasile.
Dopo aver fatto a sportellate in mezzo ai difensori brasiliani, mentre i suoi palleggiavano in faccia ai verdeoro.

A fine partita è salito in cattedra lui, ed ha dimostrato anche al Brasile di Ancelotti e Vinicius Jr chi c***o è Erling Braut Haaland 🧘

06/07/2026

È successo.
È arrivata l'impresa.
Per la prima volta la Norvegia approda ai quarti di finale di un Mondiale.
Battuto il Brasile 2 a 1.
E lo fa grazie all'attuale capocannoniere del torneo assieme a Messi e Mbappé.
No, niente numeri questa sera.
La realtà dice che l'attaccante più forte del Mondo non gioca nel Brasile, come da tradizione degli anni passati.
Il miglior attaccante gioca nella Norvegia.
E noi lo sappiamo bene.
Perché oggi ha scritto la storia assieme ai suoi compagni.
Ai suoi vichinghi.

La Norvegia batte il Brasile.
Doppietta di questo fenomeno che ha distrutto ogni record in Premier League.
Un attaccante che sa giocare a calcio.
E che può far male in ogni occasione.
In ogni momento.

La Norvegia scrive la storia.
Merito del portiere Nyland, autore di una prestazione clamorosa.
E di questo alieno.
Il solito.
Erling Haaland 🔥

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