26/09/2026
«Una nuova comunità di artefici, senza le distinzioni di classe che provocano un’arrogante barriera tra artigiano e artista.»
(Walter Gropius, 1919)
Il Bauhaus nasce con l’ambizione di cambiare il modo di fare e pensare l’arte, l’artigianato e il design. Una scuola che parla di una nuova società, di nuove forme, di nuove regole e anche di uguaglianza tra uomini e donne.
Eppure, le figure passate alla storia sono quasi esclusivamente i grandi maestri: Walter Gropius, Johannes Itten, Paul Klee, Wassily Kandinsky.
Nel 1919 le donne sono tantissime. Nel primo semestre sono persino più degli uomini, poi però l’accesso ai laboratori viene progressivamente limitato e molte vengono indirizzate verso la tessitura. Ed è proprio lì che cambiano le regole.
Gunta Stölzl porta la tessitura verso il design industriale, Anni Albers trasforma il tessile in un linguaggio moderno, Marianne Brandt prima donna nel laboratorio dei metalli, Alma Siedhoff-Buscher reinventa il gioco attraverso forme, colori e geometrie, sono celebri i suoi “giochi modulari” per bambini.
Lucia Moholy ha raccontato attraverso la fotografia una parte fondamentale della memoria visiva del Bauhaus.
Lilly Reich l’unica donna a ricoprire il ruolo di direttrice del laboratorio di interior e fabric design. Queste, sono solo alcune delle donne che hanno fatto parte della storia del Bauhaus, una scuola nata per cambiare le regole che ha dovuto imparare, a sua volta, a cambiare le proprie.
Sono partita da qui: dalle forme, dalla geometria, dalla sperimentazione, dalle contraddizioni ma anche dalle parole che quelle forme possono ancora contenere e dirci oggi.
Due parole semplici.
Due nuove texture.
Una nuova storia da indossare.
FREE / RESPECT
Coming soon.