28/08/2025
C’è una paura che abita silenziosa nel cuore di molte donne.
Non è quella delle rughe né del bastone, né quella solitudine che a volte si teme.
È un’altra. Più profonda.
La paura di svanire dentro un corpo che smette piano piano di rispondere.
Di non riuscire più ad alzarsi da sola, a raggiungere il bagno, a vestirsi senza aiuto.
La paura di dipendere.
A volte mi sveglio e ci penso in silenzio, come se solo pronunciarlo ad alta voce potesse renderlo vero.
E se un giorno non ce la faccio più da sola?
Se la mano trema e i pennelli mi scivolano via?
Se la memoria decide di spegnersi a tratti, lasciando vuoti dove prima c’erano nomi, volti, sapori?
No, non voglio la pietà negli occhi di nessuno.
Voglio rispetto.
Perché il corpo può cedere, ma l’anima resta viva, accesa, forte.
Si può invecchiare, ma si resta donne.
Coraggiose, degne, presenti.
Eppure fa male.
Fa male vedere come a volte si guarda agli anziani: con fastidio, con condiscendenza, come se fossero bambini goffi.
È quella la paura più grande: non solo dipendere…
ma diventare un peso. Essere percepite come un fardello.
E allora, finché posso, mi alzo.
Mi preparo il caffè. Mi asciugo le lacrime.
Mi stringo in un abbraccio tutto mio e mi ripeto che valgo.
Sempre.
Perché se un giorno non potrò più farlo da sola, voglio che chi mi starà accanto lo sappia:
non ho bisogno di compassione.
Voglio amore che rispetta, che non ferisce.
E se avrò bisogno di una mano, che sia una mano che solleva… non che umilia.
Vecchia sì.
Ma mai spenta.
Mai vuota.
Perché anche nel corpo che cede, vive ancora una donna piena di luce.
Piccole Storie.