02/09/2026
IL SIGNOR DISTRUGGERE NON MI INTERESSA. MI INTERESSANO I SUOI COMMENTI.
Perché il vero spettacolo, spesso, non è quello che pubblica lui.
È quello che succede nei 500 commenti sotto.
Prendiamo una persona qualunque.
Una mamma.
Un padre.
Una coppia.
Una tizia che scrive una stupidaggine su Facebook.
Una persona che magari ha detto una cosa talmente assurda da meritarsi una risata.
Il Signor Distruggere prende lo screenshot.
Lo pubblica.
E BOOM.
Parte la processione.
“Ma questa è rincoglionita?”
“Che c***o ho appena letto?”
“Questa non dovrebbe avere figli.”
“Ma come si fa a essere così ignoranti?”
“Qualcuno le tolga Internet.”
“Che schifo.”
“Va curata.”
E poi, immancabili:
😂😂😂😂😂😂😂😂
Uno.
Due.
Dieci.
Cento.
Mille persone che si riuniscono per dire, tutte insieme:
IO NON SONO COME LEI.
Ed è qui che la faccenda diventa interessante.
Perché criticare una ca***ta è normalissimo.
Dire:
“Questa cosa è falsa.”
è una cosa.
Dire:
“Questa persona è una deficiente.”
è un’altra.
Dire:
“Questa gente meriterebbe…”
è un’altra ancora.
Eppure sui social il confine dura mediamente quanto un ghiacciolo ad agosto.
Si parte dalla battuta.
Si passa al giudizio.
Dal giudizio all’insulto.
Dall’insulto alla gogna.
E nel frattempo tutti ridono.
Perché tranquilli:
noi non siamo il branco.
Il branco sono sempre gli altri.
È questa la parte più geniale del meccanismo.
Ti viene consegnato un bersaglio già confezionato.
Non devi cercarlo.
Non devi conoscerlo.
Non devi sapere chi sia.
Non devi sapere se quello screenshot rappresenti davvero tutta la storia.
Non devi sapere cosa sia successo prima.
Ti basta sapere una cosa:
è quello stupido.
E quindi puoi sentirti immediatamente dalla parte intelligente.
È una specie di palestra gratuita dell’autostima.
Non devi essere particolarmente brillante.
Ti basta trovare qualcuno più ridicolo di te.
E sotto il post puoi dimostrarlo pubblicamente.
Una battuta.
Un insulto.
Un “io mai”.
Un “mio figlio invece”.
Un “ma che gente”.
Un’altra risata.
Un’altra condivisione.
Un altro commento.
E il piccolo tribunale digitale è completo.
👩⚖️ Il giudice: tu.
⚖️ Il reato: essere diverso da te.
🔨 La sentenza: derisione pubblica.
😂 La motivazione: era solo per ridere.
E attenzione.
Non sto dicendo che chi segue Il Signor Distruggere sia stupido.
Non sto dicendo che siano tutti frustrati.
Non sto dicendo che siano tutti cattivi.
Sarebbe la stessa identica generalizzazione che stiamo criticando.
Sto dicendo una cosa molto più scomoda:
guardiamo cosa facciamo quando ci viene consegnato qualcuno da deridere.
Perché puoi anche essere intelligente.
Informato.
Progressista.
Ironico.
Sensibile.
E contemporaneamente scrivere sotto un post:
“Questa dovrebbe farsi vedere da uno bravo.”
Internet permette questa straordinaria contraddizione:
sentirsi moralmente superiori mentre si umilia qualcun altro.
E la cosa più surreale è che funziona in entrambe le direzioni.
Quando il bersaglio è una sconosciuta:
😂😂😂
Quando il bersaglio diventa Il Signor Distruggere:
“Guardate che branco di frustrati!”
Stessa dinamica.
Altro bersaglio.
Perché forse il problema non è il Signor Distruggere.
E nemmeno la “pancina”.
E nemmeno il complottista.
E nemmeno quello che scrive la ca***ta del giorno.
Il problema è il piacere che proviamo quando qualcuno ci viene consegnato da odiare, deridere o compatire.
Perché a quel punto non stiamo più consumando un contenuto.
Stiamo partecipando a un rito.
Qualcuno viene messo al centro.
Noi ci mettiamo intorno.
E tutti insieme gli ricordiamo quanto siamo migliori di lui.
Poi cambiamo post.
Nuovo screenshot.
Nuovo bersaglio.
Nuova risata.
Nuova persona da distruggere.
E avanti così.
Benvenuti nel tribunale del web.
Dove nessuno ammette di essere il pubblico.
Perché, naturalmente,
il pubblico siamo sempre “gli altri”.