20/04/2020
Sergio Boldrin era un pittore che una quarantina di anni fa decise di realizzare anche maschere. Ora dice che si è trattato di uno sbocco naturale, visto l'amore per i colori e i pennelli. Con il fratello, la figlia e un nipote, ora gestisce due negozi di maschere che vengono esportate in tutto il mondo. Il più piccolo, lo ha trasformato in uno scrigno ai piedi del ponte di Rialto. Un luogo che lui ritiene magico in quanto confina con la chiesa di San Giacometo, la chiesa più antica di Venezia. Sergio è un mascarer famoso e conosciuto in tutto il mondo. Da lui si servono, ad esempio, Roman Polansky e Woody Allen. Se il posto dove ha bottega aiuta, di certo la sua capacità fa molto di più. Come tanti altri, anche lui deve ringraziare i carnevali di Scaparro, che hanno fatto re-innamorare della festa veneziani e turisti. Non c'è maschera all'interno che non sia fatta di cartapesta. E non c'è maschera, delle sue, che non sia finita in qualche mostra o galleria famosa. Recentemente ha rielaborato con un design francese, Philippe Tabet, la maschera del Medico della Peste, che hanno trasformato in Medico dell'Aria. Realizzazione che dopo l'esposizione all'Homo Faber è ospite allo Spazio SV. «Per scherzare ogni tanto dico che ho l'età per andare in pensione. Ma quelli che mi conoscono sanno che non smetterò mai. Non bisogna mai smettere di lavorare o di fare qualcosa che impegni la testa, altrimenti inizia il declino della persona. Un giorno ero a pranzo con Poul Simon e si discuteva di questo. Lui che ha 79 anni continua a scrivere ancora musica. Mi ha detto: "Sergio, se non tieni impegnata la mente è finita”. Lui durante i lunghi viaggi in aereo continua a scrivere. Quindi è difficile che io smetta di realizzare maschere».