13/08/2026
Buongiorno e buon giovedì.
Ogni domenica mattina vado a trovare la mamma. Una visita di “cortesia”, potrei definirla. Una visita che, a volte, rimando e sposto al lunedì, accampando scuse che non hanno alcun fondamento. Lo faccio soltanto per allontanare un po’ il mio egoismo di non voler soffrire.
Poi torno a casa e, soprattutto d’estate, quando la nostalgia mi prende di più, apro la scatola dei ricordi per ritrovare pezzi di vita che ormai appartengono al passato. Amo una foto in particolare. Dietro, nella grafia incerta di mia madre, c’è scritto: “Ricordo di Milena”.
È una fotografia scattata nella via centrale del paese, davanti a un negozio che apparteneva a una sua parente. Lei è abbracciata a quell’uomo, mio padre, che in questa foto mi ricorda tanto mio figlio Lorenzo. Il loro viaggio di nozze, la loro felicità stampata sui volti, il sogno realizzato di mia mamma: aver sposato il suo “principe del Nord”.
Ho sempre amato questa fotografia. Mi è sempre piaciuto il vestito a fiori che indossava, sicuramente cucito con le sue stesse mani. Le scarpe con il tacco a rocchetto e la punta, tipiche degli anni Sessanta. I capelli spettinati dal vento caldo della Sicilia.
Mia mamma ha sempre saputo vedere il lato positivo delle cose, anche quando forse di positivo non c’era proprio nulla da vedere. Le avversità della vita le superava con i suoi proverbi antichi e mai, dico mai, si perdeva in un bicchiere d’acqua. Quello stesso bicchiere nel quale io, qualche volta, rischio di annegare.
Ha sempre avuto la capacità di reinventarsi. Andò a scuola di taglio e cucito, si inventò un mestiere e creò il suo atelier. Ed è lì, tra aghi, bottoni e stoffe colorate, che sono cresciuta io. Anche se non sono capace di cucire un bottone. “Attaccarlo” sì, ma questa è un’altra storia.
Di quella fotografia esiste anche un ingrandimento, custodito in una cornice d’argento. Per anni è rimasto sul comò della camera dei miei genitori. Poi quelle stanze si sono chiuse, definitivamente, e anche quella fotografia è finita tra le “cose vecchie”, dentro una scatola. Finché un giorno l’ho ripresa e l’ho rimessa in bella mostra sul mio comò, nella mia camera da letto.
Perché certe cose non sono vecchie. Sono oggetti che raccontano una storia, una storia unica, come quella di ogni essere umano. Sono le nostre radici. Quelle di cui abbiamo bisogno per ricordarci da dove veniamo e, forse, anche per non lasciarci spazzare via dalle tempeste della vita.
Buona giornata ♥️