08/01/2023
(✏️ Massimo Gramellini, "Caro Harry") Non avevo ancora capito a che cosa servisse la famiglia reale inglese e come mai tutti fossero così presi dalle sue vicende.
Poi ho letto le anticipazioni dell’autobiografia di Harry Windsor, vittimisticamente intitolata «Spare» (pezzo di ricambio), a cui 7 ha appena dedicato la copertina e che minaccia di essere un gran bel libro, avendolo scritto J.R. Moehringer, lo stesso che pennellò «Open» di Agassi.
Ho scoperto che durante la giovinezza furono il fratello maggiore William e la di lui dolceamara metà (Kate) a convincere Harry a presentarsi a una festa in uniforme da nazista.
Che il padre Carlo, tra il serio e il faceto, gli domandava di continuo: «Ma di chi sei veramente figlio, tu?».
Che quattro anni fa, al culmine di una discussione sul solito argomento (l’arrivismo cafone della moglie americana), il succitato fratello lo prese per il collo, gli strappò la collanina e lo fece cadere di schiena sulla ciotola del cane, spaccandola (la ciotola, per fortuna, non la schiena).
Che i due litigarono persino ai funerali del nonno Filippo, tanto che Carlo li implorò: «Ragazzi, non rovinatemi anche gli ultimi anni di vita!».
E che gli uffici-stampa del padre e del fratello erano soliti silenziare i pettegolezzi riguardanti William e Kate, offrendo in cambio ai giornalisti qualche bocconcino succulento su Harry e Meghan.
Preso dunque atto della bella atmosfera che si respira in quelle stanze, ho finalmente compreso a che cosa serve la famiglia reale inglese. A rivalutare la nostra. (📸 Loic Venance / Afp)